11 luglio 2026

LA TRIBUNA DEL CARTAIO - ORGANO DELLA LEGA CARTAI DI TIVOLI


Prima pagina de "IL CARTAIO" - Organo della Lega Cartai di Tivoli


Pubblichiamo una parte del secondo articolo  cosi come avevo scritto nel post del 10 luglio 2022 (Link Cartai1) intitolato: IL CARTAIO - NUMERO UNICO DEL 1 LUGIO 1909. 

Per questo secondo articolo, purtroppo incompleto per mancanza di pagine, spero prima o poi di riuscire a trovare le altre pagine per trascriverlo completamente; non sappiamo chi lo ha scritto ed è intitolato: "LA TRIBUNA DEL CARTAIO" cioè la voce dei lavoratori delle cartiere tiburtine. Ecco la fedele, e non facile, trascrizione.

"LA TRIBUNA DEI CARTAI

Ma la legge, signore industriali? – La legge è quella tale cosa che ciascuno interpreta e rispetta secondo il proprio tornaconto, non è vero?

Ma i signori industriali non sono probabilmente di questo parere. Ciò non toglie che nei fatti essi dimostrano di avere della legge un concetto molto al nostro, inferiore.

Chi non sa che è proibito severamente di assumere nella fabbrica operai minorenni e di far lavorare la domenica, 24 ore consecutive, i propri operai!

Ebbene vi sono delle Cartiere che in barba alla parola della legge si permettono queste ed altre licenze.

Quanto ai minorenni … Oh!! essi non sono soltanto assunti al lavoro ma adibiti in opera notturna.

La vigilante autorità che ne dice? I signori industriali, così ossequiosi, a parole, della legge, che cosa pensano? 

Noi non facciamo per questa volta i nomi sperando in subito provvedimento.

Ma se la nostra giusta protesta rimanga inascoltata e non si provveda subito a far cessare una così potente infrazione della legge, noi torneremo, novellamente sul fatto e metteremo tutti i puntini sugli i.

La legge è uguale per tutti! 

C'è una Cartiera … –  Una piccola e microscopica cartiera la quale si è assunto il non facile impegno di riscattar l’onore capitalistico delle altre maggiori contro la preponderanza degli operai.

Questa piccola microscopica cartiera ha dunque preteso dal suo personale una dichiarazione nella quale attestasse di non partecipare in alcun modo al movimento della Lega.

L'esperienza, se vogliamo, è ingenuo e porgerebbe il destro alle più allegre corbellature. Chi vede i registri della Lega? Da una parte si fa una dichiarazione di ripudiarla, dall'altra una domanda di iscrizione. E i signori capitalisti forcaioli restano contenti e …  canzonati.

Ma l'episodio è eloquente perché dimostra la mentalità della nostra classe padronale.


Nei paesi più evoluti d'Italia e specialmente in quelle nazioni che più sono avanti nella civiltà l'organizzazione operaia è ritenuta un fattore di progresso indispensabile. La classe disorganizzata costituisce quasi sempre una massa bruta incosciente pronta domani in un impeto di follia ad assaltare le officine, Come si fa oggi quietamente spelare. Di più: il proletariato disorganizzato costituisce per il capitalismo una incognita perché non ha una personalità e sfugge a qualsiasi necessità di contratti. Onde è impossibile concepire una industria moderna dove la manodopera non abbia una propria organizzazione: cioè una personalità collettiva che risponda dei propri atti, collabori alla fissazione delle norme di lavoro e ne garantisca il rispetto e la tecnica esecutiva, nel tempo stesso che esige miglioramenti, modificazioni, rinnovazioni, utili così all'industria come al benessere del proletariato.

In altri termini una industria dove tutto sia regolato dall'arbitrio del capitalista o dei singoli operai nella vita moderna è un assurdo.

Ma questa verità pur così poco peregrine da saltare agli occhi del meno intelligente operaio, sembra non vogliano essere comprese dal conduttore di quella tale, microscopica cartiera di cui sopra.

Un pregiudizio fa vedere spesso, ai capitalisti, nella Lega, un crogiuolo di forze nemiche e di energie distruttrici; un focolare di odi e nient'altro.

Il benemerito conduttore della piccola cartiera è, a quanto pare, un uomo di pregiudizi. E sia. La superstizione non si converte.

Ma noi possiamo dire a quel cieco forcaiolo così microscopico industriale, quanto è ridicolo sostenitore di principi che hanno fatto il loro tempo: Badate il proletariato e l'avvenire: debole e malmenato oggi, sarà sicuramente forte domani: badate potrebbe chiedervi un giorno conto del vostro imbecillissimo atto. 


Fra i salmi dell'uffizio

c'è anche il Dies Irae;

o che non ha a venire

il giorno del giudizio?


Uomo avvisato … –  Questa è per gli operai. Quanti sono quelli che ormai non prendono più cura alcuna della loro Lega? E’ meglio non contarli e parlar loro in massa con poche e chiare parole.

Ora questi nostri compagni debbono sapere che nella industria della carta esiste in questo momento una forte crisi di smercio. Le cartiere meridionali, che sono in Italia le più agguerrite contro ogni possibilità di crisi hanno dovuto ridurre il macchinario e qui a Tivoli Il signor Segrè è stato costretto a chiudere una cartiera.

In realtà il momento attuale non è lieto per la industria della carta e noi non possiamo prevedere quali saranno le sorprese di domani.

Or quale potrebbe essere una delle conseguenze nel caso di una crisi più accentuata?

La serrata delle Cartiere?

Ma non per esagerare il pericolo noi scriviamo, si bene per prevenire le possibili evenienze a cui potremmo andare incontro.

è fuor di dubbio che una serrata ge- "


PS1: Alcune parole del testo risultano antiquate o poco comprensibili durante la lettura. Volevo sottolineare che la copia trascritta è identica all'originale perché non mi sembrava corretto modificare il testo originale infatti così scrivevano gli operai delle cartiere che non erano giornalisti professionisti ma dirigenti "sindacali" del 1909.

PS2: l'articolo affronta temi molto seri (lavoro minorile, crisi industriali, licenziamenti, organizzazione del lavoro, il conflitto tra proletariato e capitalismo) con leggerezza ed ironia, un taglio molto interessante.

28 giugno 2026

ARNALDO MAVIGLIA - COMANDANTE DI BRIGATA DELLA BANDA DEI PATRIOTI MARSICANI

 In uno dei Post precedenti: PARTIGIANI DI TIVOLI - TERZA PARTE (https://claudiotivoli.blogspot.com/2021/05/partigiani-di-tivoli-terza-parte.html) nell'ELENCO N.5, è presente il cartellino del Partigiano tiburtino MAVIGLIA Ercole. Proprio ieri, leggendo la Tesi di Fabrizio Nocera (A.A. 2017-2018) dal titolo: "Le bande partigiane lungo la linea Gustav. Abruzzo e Molise nelle carte del Ricompart", che ringrazio personalmente per il lavoro svolto, Nella nota 870 di pag. 133 leggo testualmente: "Maviglia Arnaldo, nato a Tivoli (Roma) il 9 ottobre 1920, sottotenente, ha svolto attività partigiana nella banda come tenente e comandante di brigata partigiana, dal 01/10/43 al 10/06/44.


Il Frontespizio della Tesi di Laurea del dott. Fabrizio Nocera


Che, come ho poi verificato, è anch'egli nato a Tivoli ma è persona diversa da Ercole infatti egli ha svolto l'attività di partigiano combattente in un'altra regione, l'Abruzzo, con altri patrioti appartenenti alla Banda dei Patrioti Marsicani dipendente dal Comando Bande Patrioti Italia Centrale - Raggruppamento “Gran Sasso”; fu attiva dall’ottobre 1943 al giugno 1944 nella «zona delimitata da Carsoli – Avezzano – Collelongo – Pescasseroli – Collarmele – Celano».

Dalla sua scheda di Partigiano Combattente, scheda N. 107 dei Patrioti Marsicani possiamo leggere il nome del padre Argeo e della madre Della Lucia Rachele e che ricopri il ruolo di Comandante di Brigata con il grado di Tenente.


La banda operò principalmente attraverso azioni di guerriglia, sabotaggio e supporto contro le forze naziste in ritirata lungo l'Abruzzo. Sotto l'ombrello dei Patrioti Marsicani confluirono diverse altre bande minori attive sul territorio, tra cui:
  • La Banda Ombrone (attiva nell'area di Celano, guidata dal Tenente Loreto Di Renzo).
  • La Banda di Monte Velino, guidata da Domenico Di Mattia e Fileno Blasetti.
  • La Banda Giovenco, guidata dal medico Giovanni De Gasperiis.
  • La Banda Fontamara di Pescina

Dopo gli arresti e le condanne di Bruno Corbi, Nando Amiconi, Giulio Spallone, Alberto Mancini, Renato Vidimari ed altri indomiti compagni del gruppo romano, l'attività conosce qualche sosta ma, con l'inizio della guerra, presto ricomincia e s'intensifica soprattutto quando il Paese è invaso dalle truppe tedesche: giovani e meno giovani iniziano un'attività di resistenza al nazifascismo che porterà inesorabilmente alcuni indomiti davanti al plotone di esecuzione. "Aldo" Maviglia ha frequenti contatti "romani", conosce e frequenta il pittore Guttuso che svolge intensa attività antifascista, entra a far parte del direttivo politico marsicano, partecipa a riunioni segrete presso il rione San Simeo, porta ordini a chi è privo di direttive. Il suo carattere mite non gli impedisce di partecipare, durante il periodo dicembre 1943-maggio 1944, ad azioni militari durante le quali si distinguono tanti marsicani coraggiosi che ritengono di offrire il proprio contributo perché i tedeschi si ritirino senza creare troppi danni.  Così Igino D'Aroma descrive un incontro avezzanese con Renato Guttuso: «Fu annunciata la venuta da Roma di un ispettore che si trattenne alcuni giorni. Durante l'incontro di commiato intervenne un distinto uomo gentile ed affabile di nome Giovanni che ci informò come poco prima fosse miracolosamente scampato ad una morte certa perché, in attesa di un incontro con altro compagno, si era momentaneamente spostato per prudenza presso il Castello Orsini: dopo poco, proprio dove prima sostava, cadde una bomba che provocò un grosso cratere. Rivelò, con somma nostra meraviglia perché sempre molto ligi ai rigori della clandestinità, di chiamarsi in realtà Renato Guttuso. L'episodio è a conoscenza di tre dirigenti della lotta partigiana: Dario Spallone, Aldo Maviglia ed il sottoscritto".  Tanto Ferdinando Amiconi quanto l'impavido leggendario Bruno Corbi citeranno spesso, nei loro libri, Maviglia che è stato e resta un personaggio coraggioso, intelligente e rispettato della Resistenza marsicana.


Arnaldo Maviglia si è spento all'età di 91 anni il 9 novembre 2011 nella sua abitazione di Avezzano.



Fonti e riferimenti

Per approfondire sulle Bande Partigiane dell'Abruzzo

Per approfondire sulle Bande Partigiane della Marsica: 

23 giugno 2026

GLI UNNI DURAMENTE SCONFITTI ABBANDONANO TARQUINIA

Nella zona di Tarquinia le nostre truppe avanzano oltre un cannone da campo tedesco distrutto.


Un altro contributo della stampa canadese sull'avanzamento degli Alleati dopo la "conquista" di Roma. La fanteria avanza verso Nord e dopo aver raggiunto il lago di Bracciano si dirige verso Tolfa. L'articolo di giornale definisce "Unni" le truppe tedesche che, sonoramente sconfitte, lasciano in fretta Tarquinia utilizzando l'Aurelia.

Ecco la Traduzione del ritaglio di Giornale.

Unni duramente sconfitti

Abbandonano Tarquinia

Gli Alleati avanzano su tutto il fronte mentre

i tedeschi si ritirano di fronte a forze superiori


Roma, 9 giugno.—(AP)—Il quartier generale alleato ha annunciato oggi la conquista di Viterbo, Vetralla e Tarquinia.


Londra, 9 giugno.—(CP)—L'alto comando tedesco ha annunciato oggi l'abbandono di Tarquinia in Italia. Tarquinia si trova a circa 16 chilometri a nord di Civitavecchia.


Ritirata in corso


Roma, 9 giugno.—(AP)—Le forze tedesche a guardia del settore Adriatico hanno iniziato la ritirata per evitare l'accerchiamento e, per la prima volta dal lancio dell'offensiva quasi un mese fa, le truppe alleate hanno avanzato oggi lungo l'intero fronte italiano. Nel tentativo di mantenere uno stretto contatto con il nemico in fuga, che non aveva ancora mostrato alcuna intenzione di opporre resistenza, la 5ª Armata alleata avanzò costantemente verso nord e nord-ovest da Roma.


Si diresse verso Caprarola


Occuparono l'intera area del Lago di Bracciano e proseguirono per conquistare Caprarola, a 55 chilometri a nord di Roma, sulla sponda orientale del Lago di Vico, e a circa 16 chilometri a sud-est della città di Viterbo, all'incrocio stradale.


A nord-ovest, le unità alleate provenienti da Civitavecchia, secondo quanto riportato dai dispacci dal fronte, stavano bombardando Tarquinia, a 88 chilometri in linea d'aria da Roma e a circa 5 chilometri nell'entroterra dalla costa tirrenica.


Un portavoce alleato affermò che tra i prigionieri catturati nell'area del Lago di Bracciano c'erano nazisti della 20ª Divisione da Campo della Luftwaffe tedesca.


Proveniente dalla Danimarca


"Questa divisione è arrivata in Italia dalla Danimarca, che, secondo i prigionieri, aveva lasciato solo una settimana prima", ha dichiarato il portavoce. "La 20ª Divisione da Campo della Luftwaffe si differenzia dalle normali divisioni di fanteria solo per il fatto che il suo personale proviene dallo stato maggiore della Luftwaffe, come nel caso della Divisione Panzer Hermann Göring".


La situazione di stallo di cinque mesi sulle linee del fronte nel settore adriatico si concluse con l'inizio della ritirata tedesca tra la costa e Crecchio, a otto chilometri nell'entroterra. Le forze dell'Ottava Armata avanzarono di tre chilometri e occuparono Tollo, a 12 chilometri dal capoluogo di provincia di Chieti. I nazisti iniziarono immediatamente a bombardare l'avanzata.


Questo settore adriatico era tenuto dalle truppe canadesi durante la guerra di posizione che si svolse lo scorso inverno, in seguito alla caduta di Ortona il 27 dicembre. Nel riorganizzamento che precedette la grande offensiva alleata, il Corpo d'armata canadese, ormai fuori dalla linea del fronte, fu ritirato per unirsi all'assalto dell'8ª Armata contro le linee Gustav e Hitler.


Nell'offensiva della 5ª Armata a nord di Roma, le truppe si mossero sette miglia a nord per conquistare l'area di Bracciano. Un altro contingente si impadronì della città di Sutri, sei miglia a nord del lago di Bracciano.


Proseguimento dell'avanzata

L'8ª Armata si unì a questa spinta continuando verso nord lungo la sponda orientale del Tevere, ma l'avanzata fu più lenta a causa di demolizioni e mine.


Appena a est del Tevere, 20 cannoni anticarro e semoventi nemici sono stati neutralizzati nei pressi di Monterotondo, la cui conquista è stata annunciata ieri. Le forze del Tenente Generale Leese si sono spinte per diversi chilometri oltre Monterotondo.


Le città di Agosta e Palombara Sabina sono state occupate durante un'offensiva di circa 16 chilometri a nord di Tivoli.

Più a est, unità dell'8ª Armata si sono avvicinate al villaggio di Civitella Roveto, a soli 12 chilometri a sud di Avezzano, sulla statale 82.


Civitavecchia, il settimo porto italiano per tonnellaggio movimentato, è risultato essere scampato a gravi danni.


La distruzione di 195 veicoli e 28 vagoni ferroviari, e il danneggiamento di almeno altri 170 veicoli, è stata attribuita ai caccia e ai bombardieri alleati nel costante bombardamento e mitragliamento delle linee di comunicazione nemiche ieri Bombardieri pesanti americani hanno attaccato i bacini di carenaggio per sottomarini a Pola, 85 miglia a sud di Trieste. La RAF bombardieri pesanti e medi all'inizio di oggi hanno bombardato grandi scali ferroviari e officine di riparazione

a Niš, in Jugoslavia.


La Forza Aerea Alleata del Mediterraneo ha effettuato 1.500 sortite e distrutto quattro aerei nemici al costo di sei aerei alleati dispersi.



Il ritaglio di giornale dove nel titolo i soldati tedeschi sono definiti "Unni"





20 giugno 2026

I NAZI SCONFITTI SI RITIRANO

La stampa canadese del 6 giugno 1944 ci offre un articolo significativo subito dopo la presa di Roma e la cronaca dei giorni antecedenti dell'ingresso aTivoli delle truppe francesi.


Il ritaglio del "The Hamilton Spectator" del 6 giugno 1944


Ecco la traduzione dell'articolo 

    

I nazisti sconfitti si ritirano mentre gli Alleati attraversano il Tevere

Si oppone solo una debole resistenza mentre l'Armata Alleata insegue il nemico in fuga


Quartier Generale Alleato, Napoli, 6 giugno (BUP) La 5ª Armata Alleata ha respinto i tedeschi, ormai allo sbando, attraverso il fiume Tevere su un fronte di circa 17 miglia da Roma al Mar Tirreno e ha inviato potenti carri armati a otto chilometri oltre il fiume con l'ordine di distruggere il nemico in fuga. I dispacci dal fronte affermano che la 14ª Armata, ormai allo sbando, del feldmaresciallo nazista Albert Kesselring stava opponendo solo una debole resistenza di retroguardia, mentre i carri armati e i fucilieri alleati irrompevano attraverso il tortuoso Tevere in una ventina di punti a nord e a ovest di Roma.


Rotta disorganizzata

In molti punti la ritirata nemica si era trasformata in una  rotta disorganizzata sotto il fuoco incessante degli aerei e dei carri armati alleati, 2.000 nazisti gettarono le armi e si arresero a una rapida colonna britannica che li intrappolò sulla riva orientale del fiume, vicino alla costa.


Ogni ponte sul Tevere a sud di Roma era stato fatto saltare in aria dai tedeschi in fuga, ma 11 dei 14 ponti principali all'interno della capitale erano intatti e le truppe alleate li attraversavano in un flusso costante.


Solo nella periferia nord-orientale di Roma i tedeschi opposero una resistenza decisa. Si registrò una forza di carri armati nemici impegnata in una disperata battaglia intorno all'aeroporto di Littoria, nel tentativo di arginare la rapida avanzata alleata abbastanza a lungo da permettere al grosso delle truppe di Kesselring di fuggire.


Fonti ufficiali affermarono che il Vaticano era stato aggirato da tutte le operazioni alleate dentro e intorno alla città.


"Con la conquista di Roma, gli eserciti alleati in Italia hanno portato a termine con grande successo un'altra fase della loro campagna, una tredicesima vittoria alleata." Diversi aerei sono andati persi.

Comunicato del generale Sir Harold Alexander: "La battaglia per distruggere il nemico continua senza sosta. Le truppe della 5ª Armata stanno attraversando il Tevere in molti punti e sono avanzate di circa otto chilometri".


L’offensiva francese

Le truppe francesi sul fianco destro della 5ª Armata si sono infiltrate nelle colline a est di Roma, conquistando lo svincolo autostradale di Tivoli, a 25 chilometri dalla capitale.


L'offensiva francese minacciava la linea di ritirata di decine di migliaia di soldati della 10ª Armata tedesca, che si ritiravano lentamente di fronte all'8ª Armata britannica nelle zone montuose a nord e a est della Via Casilina.

I fronti dell'8ª e della 5ª Armata erano uniti in un fronte continuo che si snodava per 110 chilometri nell'entroterra, dalla costa tirrenica, attraverso Roma e giù nella valle del Sacco, e la 10ª Armata tedesca, quasi completamente accerchiata, sembrava combattere solo una disperata azione di retroguardia nel tentativo di liberare il grosso delle sue forze. 

Ieri le forze aeree alleate hanno effettuato circa 2.400 sortite, concentrando il peso maggiore dell'attacco sulle linee ferroviarie e stradali lungo il percorso della ritirata nazista.


Una formazione di 250-500 bombardieri americani ha colpito 10 punti nevralgici della linea ferroviaria, dall'Italia centrale alla Pianura Padana, tra cui Venezia, Rimini e Bologna, e ha abbattuto quattro caccia nemici intercettori.


I Wellington e i Liberator della R.A.F. hanno poi aperto la strada con un attacco notturno sulla linea Roma-Firenze nei pressi di Viterbo.


Centinaia di caccia, cacciabombardieri e bombardieri medi alleati hanno sorvolato ininterrottamente il nemico in ritirata durante il giorno, bombardando e mitragliando colonne stradali, truppe e ponti. Oltre 250 veicoli nemici sono stati distrutti e altri 175 danneggiati dai raid a bassa quota.

Nel corso degli attacchi, durati un'intera giornata, tredici aerei alleati andarono persi.


Fonte: Il The Hamilton Spectator è uno storico quotidiano canadese fondato a Hamilton (Ontario) il 15 luglio 1846

25 gennaio 2026

APPUNTI SULLA ROCCA PIA DI TIVOLI

La Rocca Pia a Tivoli con gli archi dell'acquedotto Rivellese,
le mura della città, il campanile di S. Maria Maggiore e, sullo 
sfondo, il paese di Montecelio

 

O Tivoli non ti lamentare se la Rocca ti domina: ne sei tu la causa non PIO. E, se te ne lamenti, conosciamo bene il perché: Enea è troiano tu sei città Argolica.

Giovanni Antonio Campano (1429 - 1477)


<<GRATA BONIS INVISA MALIS INIMICA SUPERBIS/SUM TIBI TIBURE ENIM SIC PIUS INSTITUIT>>

Gradita ai buoni, odiosa ai malvagi, nemica dei prepotenti, eccomi (qui) a Tivoli per te, perché così Pio ha voluto

PIO II Papa dal 1458 al 1464

I panni stesi tra le mura della città e viale dei Torrioni


erano note le intenzioni del Papa, che voleva recarsi a Tivoli per costruirsi una Rocca e con essa tenere a freno gli abitanti ribelli (partenza 12 luglio 1460)

Il terreno circostante era servito nel medioevo come luogo di sepoltura di ebrei, acattolici e giustiziati.

Non lontano c'erano le rovine di un nobile anfiteatro, che la Rocca distrusse. In un anno la Rocca fu compiuta, con la spesa di ventimila scudi, l'impiego gratuito di manodopera tiburtina e di maestranze specializzate fatte venire da fuori.


La Rocca Pia in una incisione di Carl Ludwig Kuhbeil - 1810 ca

Superficie della Rocca 40x40

Torri        Dest            dir        Spessore muri        altezza sul cortile        altezza esterna

A              13,20          5,40                3,90                        26,80                       36,50

B              10              4,20                 2,90                        21,50                       25,50

C              8                4                      2                            15,50                        18,50


Una visione dall'alto dove si possono ben osservare I Cappuccini, La Rocca Pia, La zona di S. Anna,
Il Convitto Nazionale, S. Maria Maggiore e gli edifici della Villa d'Este. I palazzi Viola, Tigliè e Todini ed il palazzo Sartori tra il Tommaseo (sede attuale del Tribunale di Tivoli) ed il Convitto Nazionale

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Eccoli i tre fogli, invecchiati e rosicchiati dai pesciolini d'argento (Lepisma saccharina) recuperati tra le centinaia e centinaia di fogli sparsi che ho scritto in più di quarant'anni e che con grande fatica cerco di riordinare. Purtroppo non scrissi né la fonte né a quale raccolta appartenevano e quale fu lo scopo di redigerli.

Posso dedurre, visto che numerai le tre pagine, che il progetto forse era ampio e che facesse parte della ricerca storica sulle "antichità tiburtine": Villa Adriana", Villa d'Este, la Rocca Pia etc. etc. 

Da bambino i ricordi che mi legano alle "Torri" sono essenzialmente due: il primo è un vago ricordo di un Bar o di una trattoria, non ricordo bene, che si trovava sotto le Torri dalla parte del palazzo di Grotta; l'altro è la zona cosiddetta del Barco che era separata da Viale Trieste e collegava la fine di via Inversata con le scuderie estensi: questa via, una strada bianca che passava tra l'anfiteatro di Bleso ed il frantoio dietro il cinema Italia, era la meta di decine di ragazzini che nella buona stagione giocavano a pallone dalla mattina fino alla sera. Abitavamo, in quel periodo, con la mia famiglia a vicolo Torlonia vicino la chiesa di Sant'Andrea e l'estate passavo spesso per il Barco per andare a comprare il pane a "lo Stallone". Questo era questo il nome popolare che avevano assunto le Scuderie Estensi dove c'erano vari negozi di generi alimentari che vendevano i loro prodotti a prezzi controllati ed ufficialmente si chiamava Ente Comunale di Consumo.

aggiornamento del 26 gennaio 2026