10 luglio 2022

IL CARTAIO - NUMERO UNICO DEL 1 LUGLIO 1909

La copia de IL CARTAIO, Organo della Lega Cartai di Tivoli, conservata nell'Archivio Nazionale Centrale di Firenze, riporta in prima pagina due articoli: il primo intitolato " IL NOSTRO MOTIVO" firmato 'La Direzione', ed il secondo "LA TRIBUNA DEL CARTAIO". Quest'ultimo è incompleto in quanto non disponiamo della pagina successiva. Questo "foglio", che riporta il prezzo di 5 Cent., è stato stampato il 1 luglio 1909 e viene definito 'Numero Unico' ha l'obiettivo di organizzare il proletariato ed i lavoratori della carta presenti a Tivoli nelle numerose cartiere ormai perfettamente funzionanti.


Trascriviamo per intero il primo articolo così come è stampato in quanto la lettura dalla stampa è abbastanza difficoltosa e di non facile interpretazione.


IL NOSTRO MOTIVO

Questo giornale che esce oggi in numero unico e si riprodurrà, forse, in forma di bollettino mensile non ha per ora che uno stretto carattere professionale.

Richiamare i cartai in ispecie, il proletariato in genere alla necessità di una organizzazione forte, agguerrita, cosciente, che entri nel giuoco delle forze cittadine e pesi sul destino delle trasformazioni amministrative e politiche, nel tempo stesso che suscita una fioritura di battaglie economiche: - ecco il nostro scopo più urgente -. 

Perché il proletariato industriale, che altrove ha sovvertito indirizzi di governo amministrativo e tradizioni di contese politiche, che ha svecchiato con un soffio potente consuetudini di vita e di lavoro, il proletariato industriale, che è la sola energia espressa dai rapporti economici dell'età moderna, si trova ancora a Tivoli in uno stato di inferiorità tale che lo assenta da ogni manifestazione della vita pubblica.

Si che le due o tre formule contendenti che hanno alimentato fin qui i programmi dalle diverse frazioni aspiranti alla vittoria municipale, si sono ripetute e trasmesse a traverso gli anni con melanconica uniformità.

Il proletariato era assente! Noi abbiamo potuto contare delle vittorie anticlericali e democratiche - politiche soddisfazioni che non hanno peraltro concorso a sollevare la grande massa operaia, la quale è rimasta nello stato stesso in cui si trovava sotto il dominio dei clericali.

Or che cosa è dunque una vittoria democratica che non si alimenti delle rosse linfe operaie, e non diventi una forza suscitatrice per la grande e dimenticata massa dei lavoratori?

La democrazia nel concetto mazziniano, doveva essere come la vigilia della festa proletaria, un fascio di forze politiche che dovesse servire a schiudere la via alla redenzione economica del proletariato.

Ma a punto per questo la democrazia deve trarre diretta ispirazione dai problemi che urgono alle necessità economiche e morali del proletariato e rimanervi legata perennemente in concordia di spirito e di azioni.

Noi non potremmo veramente dire, senza nascondere con opportunistica ipocrisia il nostro pensiero, che qui a Tivoli, si sia realizzato questo che noi riteniamo il principale dovere della democrazia.

I lavoratori sono stati abbandonati a se stessi e i pochi che hanno osato pretendere una organizzazione operaia sono stati lasciati deboli e indifesi alla mercè della persecuzione padronale e della reazione dei retrivi elementi cittadini. 

Così il proletariato ha avuto il destino di alterne vicende: affidato alla resistenza di pochi è stato or vittorioso or disfatto, ma non ha mai potuto contare sopra un compatto nucleo di forze che lo sorreggesse, lo educasse, lo traesse fuori dalla penombra delle osterie e dai gas micidiali delle officine.

E la democrazia tiburtina avrebbe avuto tanto bisogno di cimentare la propria fede e sprigionare i propri entusiasmi in questa diffusa opera di elevazione proletaria! Se non altro per vivere più intensamente, e per rinnovare quelle due o tre formule, che si trasmettono ormai e si ripetono con melanconica uniformità.


Ma che giova ormai riandare il passato? Noi abbiamo constatato senza desiderio di critiche o di rimproveri: la democrazia vera, la democrazia che vive dell'avvenire, ci deve salutare con gioia perché noi intendiamo far del proletariato non un elemento di critica ma una viva forza di azione.

I cartai hanno troppo spesso conservato a riguardo loro la indifferenza della cittadinanza, la poca considerazione dei partiti politici più avanzati.

Un fatto individuale si è fatto risalire ad una responsabilità collettiva, un episodio si è esagerato sino a renderlo una abitudine generale. Se alcuno v'è stato tra i cartai che abbia dato prova di poca educazione e di nessuna coscienza politica si è gridato senza misericordia il crucifige in tutta la classe, e la si è lasciata in oblio, come un non valore come una forza inutile e sconosciuta.

E pure è questa inutile forza che costituisce la base dell'economia cittadina, è da questa massa amorfa, inconsapevole, ineducata, che si potrebbe sprigionare domani l'impeto capace di rinnovare moralmente e materialmente Tivoli.

E perché allora tanto disdegno e tanta severità per un fatto singolare, per un episodio transitorio? 

I cartai sono ignoranti, è vero? Ma ... e chi ha mai provveduto ad istruirli? I cartai costituiscono qualche volta nel fervore delle battaglie elettorali, un elemento infido, ma chi si è mai preso la briga di stringerli, di conferire ad essi una sicura coscienza politica?

E di che vi lamentate se la causa di questa inferiorità morale e politica siete voi?

A Tivoli mancano scuole per il proletariato, come mancano organizzazioni capaci di rivendicare i diritti degli operai contro lo sfruttamento capitalistico.

A Tivoli, città eminentemente moderna per le ricchezze della natura e il carattere delle industrie, manca una vera coscienza di vita moderna.


Noi siamo convinti che soltanto il risveglio del proletariato sarà capace della grande trasformazione.

Cominciando da oggi un'opera nuova abbiamo intenzione di creare una scuola per gli analfabeti e per i non elettori, di promuovere un corso di conferenze educative, di richiamare l'attenzione dei lavoratori su tutti i problemi della loro esistenza.

Più specialmente i cartai hanno interesse a seguirci in quest'opera.

Essi debbono ancora modificare regolamenti, far rispettare le norme di lavoro che esistono, sistemare i turni definitivamente, provvedere alla sùbita costituzione di quelle Commissioni Operaie nell'interno delle cartiere, che nessuno industriale contrariamente alle disposizioni regolamentari ha mai costituito.

Debbono provvedere alla stabilità della Loro condizione, facendo in modo che gli industriali, abbiano l'obbligo di inserirli alla Cassa Pensioni per la Vecchiaia. Infinite sono Insomma e di vario carattere le questioni che debbono richiamare i cartai alla benefica opera della Lega.

Essi hanno oggi un compito grande da compiere: conquistare la coscienza de' loro interessi, la simpatia della cittadinanza, la fiducia delle altre classi operaie, che noi tenteremo di organizzare.

Ricordino i cartai i benefizi ottenuti attraverso la lega per il passato, e tornino all'azione con rinnovata energia.

Molto cammino è da compiere, molte vittorie sono ancora da conseguire. Noi siamo qui al nostro posto, malgrado le insidie dei padroni, le calunnie degli incoscienti, la indifferenza dei partiti. E ci resteremo ancora, per il bene e per la civiltà degli operai fino alla fine.

La Direzione


 

La prima pagina de "IL CARTAIO" stampato dalla Lega dei Cartai di Tivoli il 1 luglio del 1909


Una parte del secondo articolo: "LA TRIBUNA DEL CARTAIO" sarà trascritta in un altro post di prossima pubblicazione.

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