11 giugno 2023

GIULIANO MONTELUCCI BOTANICO E ANTIFASCISTA - DI FRANCESCO CERVONI


Riteniamo sia utile la pubblicazione dell'articolo scritto da Francesco Cervoni su “ilterritorio.net"  che ricorda la figura di Giuliano Montelucci, illustre botanico, docente universitario, ricercatore presso l’aeroporto di Guidonia-Montecelio negli anni di fondazione e, dopo l'otto settembre, antifascista e partigiano.


Giuliano Montelucci: l’illustre botanico Guidoniano e campione della Conservazione Ambientale 

Giuliano Montelucci nel suo studio nella prima metà degli anni ’60
(Archivio Gianfranco Montelucci).


Giuliano Montelucci 

di Francesco Cervoni 

Ricordiamo oggi un illustre personaggio guidoniano, che ha lasciato il segno in campo scientifico e conservazionistico. Lo ricordiamo per il suo impegno nell’educazione ambientale e per il suo valore come naturalista locale. Ricordiamo Giuliano Montelucci. 

Giuliano Montelucci nacque a Reggello, in Provincia di Firenze, il 22 maggio 1899. 

Come ragazzo del ’99 partecipò alla I Guerra Mondiale nel Genio Pontieri, sul Piave. Si laureò in Chimica pura all’Università di Pisa nel 1922 e nel 1924 entrò come chimico nell’allora Regia Aeronautica Italiana. Lavorò prima a Roma, poi 

all’Aeroporto di Guidonia, città nella quale vivrà per tutto il resto della sua vita. Qui diede un grande contributo allo sviluppo dell’aeronautica italiana, che ottenne in quegli anni risultati eccezionali, svolgendo la propria attività presso la Direzione Superiore Studi ed Esperienze (DSSE). Fu il Capo della Divisione Chimica-Tecnologica e, per le sue particolari competenze, fu chiamato ad insegnare nella Scuola di Guerra aerea di Firenze e all’Accademia Aeronautica di Nisida e Pozzuoli. Raggiunse a fine carriera il grado di generale. 


 

In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, Montelucci e altri del personale dell’Aeroporto che facevano parte del Gruppo di Resistenza “Guidonia” si attivarono per il recupero del materiale della DSSE (che fu messo in custodia da diversi professionisti) evitando in questo modo, almeno parzialmente, la spoliazione da parte delle truppe tedesche. Il gruppo nasce su iniziativa dello stesso colonnello Montelucci e del capitano Antonio Noera. Una relazione della Banda “ASMA” (nata dalla fusione dei gruppi “Sicilia” e 

“Guidonia”) riporta che Montelucci, dopo un tentativo infruttuoso di passare la linea del fronte, raccolse importanti informazioni nelle retrovie di Anzio, e in particolare fornì degli schizzi delle zone minate e l’ubicazione dei depositi di munizioni e dei reparti nemici. Pertanto la Commissione laziale riconobbe Montelucci come partigiano. 

Malgrado i suoi impegni professionali il prof. Montelucci riuscì sempre a coltivare la sua più grande passione: gli studi botanici. Egli divenne in breve tempo uno dei migliori conoscitori della flora e della vegetazione del Lazio e dell’Italia Centrale, e uno dei più noti e apprezzati botanici italiani. Insieme ad altri botanici laziali, tra cui il prof. Bruno Anzalone, istituì nel 1950 la Sezione Laziale della Società Botanica Italiana (SBI), della quale fu presidente per 32 anni e che oggi è a lui intitolata (http://www.societabotanicaitaliana.it/contenuti/sezione-laziale-giuliano- montelucci-cenni-storici-e-attuale-consiglio-direttivo/23). Nel 1956 divenne libero docente in Geobotanica all’Università di Firenze. 

Egli fu membro di diverse altre società scientifiche e diverse associazioni ambientaliste e culturali. Ad esempio fu vicepresidente nazionale della Società Botanica Italiana, vicepresidente della Commissione consultiva del Parco Nazionale del Circeo e, negli anni 1980-81, presidente del Rotary Club di Guidonia. 

Egli era inoltre molto attivo in campo didattico e protezionistico ed era ben conosciuto localmente per il suo impegno in favore della conservazione della 

natura, per le sue lotte contro l’inquinamento dell’aria a Guidonia, per la sua attività educativa condotta sia nelle scuole che fuori dalle istituzioni (stiamo parlando di anni in cui non vi era una vera e propria “coscienza ambientale”). Intratteneva pertanto cordiali rapporti con le personalità di cultura locali di maggior rilievo: tra queste spiccano la figura del parroco di Montecelio Don Celestino Piccolini (1874-1959), che fu anche storico, scrittore e poeta, e del collega Augusto Bordin (1904-1999), fondatore dello scoutismo a Guidonia. 

Giuliano Montelucci fu amato e stimato da tutti per le sue doti umane e per la sua preparazione culturale. Dice di lui il prof. Anzalone: 

“La sua gentilezza d’animo, correttezza estrema, unite a riservatezza e modestia non comuni, erano pari alla profondità e vastità della sua cultura. Sempre apertissimo e ben lieto di comunicare agli altri la sua cultura, chiunque fossero questi altri, dai consoci della Società Botanica Italiana, agli studenti universitari, ai ragazzi delle scuole elementari. Volentieri parlava a lungo di problemi protezionistici a vasto raggio, seriamente preoccupato per il futuro dell’umanità data la continua ed assurda distruzione di beni primari come la preziosa coltre vegetale del Globo”. 

Sono note più di cento pubblicazioni a suo nome, in massima parte di carattere botanico. Il suo erbario, conservato ora al Museo Erbario dell’Università di Roma “La Sapienza”, è costituito da 12.000 campioni. Il prof. Montelucci contribuì anche alla stesura dell’elenco delle piante da proteggere della L.R. n. 61/74, tuttora in vigore, redatto per conto della Regione Lazio. 

Studiò a fondo la distribuzione dello storace (Styrax o!cinalis) in Italia, di!uso maggiormente nel territorio tiburtino-lucretile-cornicolano. La pianta è stata scelta come simbolo del Parco dei Monti Lucretili e della flora laziale. 

Questo perché rappresenta un problema fitogeografico; secondo alcuni tale pianta è stata importata dal Medio Oriente in epoca romana, secondo altri invece (fra cui Montelucci) si tratta di un relitto del Miocene, “giunto” in Italia durante le fasi di regressione marina che portarono in collegamento la penisola italiana con quella balcanica, e superate le glaciazioni in zone di rifugio prese poi a riespandersi nelle zone circostanti. Recenti studi genetici hanno apportato, almeno in parte, delle evidenze supplementari all’ipotesi originariamente avanzata da Montelucci, evidenziando per i popolamenti italiani di storace un’elevata omogeneità genetica. Tale omogeneità suggerirebbe che le popolazioni italiane sarebbero derivate da pochi nuclei relitti rimasti accantonati in aree microclimaticamente favorevoli durante le fasi glaciali del Quaternario. Su questa splendida pianta torneremo a parlare un’altra volta. 

A lui si deve anche la scoperta di una piccola graminacea che vive negli ambienti termali dell’Italia Centrale, la scoprì infatti sulle sponde del Lago della Regina (Bagni di Tivoli) e la descrisse come Agrostis canina varietà albula. Elevata nel 2005 al rango di specie e dedicata al suo scopritore, oggi porta il nome di Agrostis monteluccii, il cui nome comune è “capellini di Montelucci”. Purtroppo pare essere scomparsa dal luogo in cui Montelucci la scoprì, ma anche di questo ne parleremo in un altro articolo. 

Negli ultimi venti anni della sua vita fu molto attivo nei campi della conservazione della natura e dell’educazione ambientale. Nel 1964 partecipò attivamente al censimento dei biotopi di particolare interesse vegetazionale 

meritevoli di conservazione in Italia, avviato dal Gruppo di Lavoro per la Conservazione della Natura della SBI. A lui si deve la segnalazione di oltre la metà dei biotopi laziali. 

Oltretutto, l’impegno del prof. Montelucci non fu soltanto di carattere accademico e scientifico: egli svolgeva un’intensa attività di tipo molto più pratico, a livello locale, lavorando con associazioni culturali e ambientaliste, mantenendo contatti con amministratori locali, combattendo battaglie in prima persona nel tentativo di scongiurare la distruzione di aree di elevato interesse naturalistico. 

Soprattutto negli anni ’70 si recava spesso nelle scuole di Guidonia per parlare di ambiente e di natura, accompagnando non di rado gli studenti in escursione nei siti di più elevato valore naturalistico locale. Numerosissimi sono anche i discorsi, i seminari e le conferenze sui temi dell’ecologia e della conservazione ambientale tenuti nelle sedi più disparate. Rientrano in questo ambito anche le trasmissioni radiofoniche che furono mandate in onda da Radio Aniene nel 1978 (i discorsi di queste trasmissioni sono stati pubblicati sul volume “Le Conversazioni di Ecologia di Giuliano Montelucci” a cura del prof. Marco Giardini). 

A Montelucci erano particolarmente care alcune aree di grande pregio naturalistico poste nelle vicinanze di casa sua, di cui studiò a fondo gli aspetti botanici e di cui si prodigò per la loro protezione. La conservazione di queste aree, di grande interesse naturalistico, sarebbe dunque il modo migliore per onorare la memoria di questo insigne botanico guidoniano, a cui furono tanto care. 

Oggi quasi tutte queste zone sono divenute, fortunatamente, aree protette (v. Riserva Naturale di Monte Catillo, Riserva Naturale Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, ZSC Macchia di Sant’Angelo Romano, ZSC Travertini Acque Albule, ecc.), ma nonostante ciò corrono rischi che non sono molto diversi da quelli dei tempi in cui Montelucci si batteva per la loro tutela. 

Montelucci morì a Guidonia il 1 maggio 1983. A lui, nel 2013, è stato intitolato un istituto scolastico con sedi a Colle Fiorito e Albuccione, e anche una via nel centro di Guidonia porta il suo nome. Infatti quest’anno ricorrono dieci anni dall’intitolazione della scuola, e l’istituto ha promosso varie attività dedicate alla figura del naturalista guidoniano per gli studenti, grazie al supporto del prof. Giardini, concluse con una cerimonia il 19 maggio in cui erano presenti varie autorità, fra cui il sindaco di Guidonia, e i nipoti di Montelucci Gianfranco e Valeria. 

Fonti bibliografiche

Brocchieri M., 2022. La Banda Ferraris e il Nord-est romano. Le fonti archivistiche sull’attività di Resistenza a Montecelio, Guidonia e Monte Gennaro. Oltre Il Ponte, “Ricerche sul territorio di Montecelio” (1). 164 pp. 

Giardini M. (a cura di), 2012. Sant’Angelo Romano (Monti Cornicolani, Roma). Un territorio ricco di storia e di natura. Regione Lazio, Assessorato 

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Ambiente e Sviluppo sostenibile, Comune di Sant’Angelo Romano. Grafica Ripoli, Tivoli. 368 pp. 

Giardini M., 2008a. Giuliano Montelucci. Un illustre botanico guidoniano. Comune di Guidonia Montecelio – Assessorato Pubblica Istruzione, Educazione ambientale, Politiche energetiche; Associazione Culturale Archeologica Ambientalista Onlus “Amici dell’Inviolata”, con il patrocinio della Sezione Laziale “Giuliano Montelucci” della Società Botanica Italiana. Grafica Ripoli editrice snc, Tivoli, 12 pp. 

Giardini M., 2008b. Le “Conversazioni di Ecologia” di Giuliano Montelucci. Comune di Guidonia Montecelio – Assessorato Pubblica Istruzione, Educazione ambientale, Politiche energetiche; Associazione Culturale Archeologica Ambientalista Onlus “Amici dell’Inviolata”, con il patrocinio della Sezione Laziale “Giuliano Montelucci” della Società Botanica Italiana. Grafica Ripoli editrice snc, Tivoli, 104 pp. 

Giardini M., Calamita U., Ippoliti V., Ramondo P., D’Alessandro G. (a cura di), 2007. La Piana dei Travertini. Conoscere, conservare, valorizzare. Quattro proposte di Monumento Naturale nei territori di Tivoli e Guidonia Montecelio. LEA Tivoli, Provincia di Roma. 57 pp. 

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Francesco Cervoni 

Studente in Scienze Naturali all’Università La Sapienza di Roma, vicepresidente dell’Associazione Naturalistica Valle dell’Aniene (ANVA). L’ANVA, nata nel 2019, si occupa di svolgere ricerche sulla biodiversità di alcune aree del nord-est romano (es. Guidonia Montecelio, Tivoli, Sant’Angelo Romano), favorire la conservazione di queste zone, fare divulgazione scientifica e educazione ambiente. In tal senso ANVA promuove convegni, escursioni, divulgazione sul web e lezioni nelle scuole. 

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Francesco Cervoni 

Pubblicato il 10 giugno 2023 supastedGraphic_3.png

IlTerritorio.net 

Link: https://ilterritorio.net/2023/06/10/giuliano-montelucci-lillustre-botanico-guidoniano-e-campione-della-conservazione-ambientale/

04 gennaio 2023

LO SCIOPERO GENERALE DEI FERROVIERI DEL GENNAIO 1920

Il 1920 inizia con l'invio di un memoriale del Sindacato Ferrovieri Italiani (SFI) al Ministero dei Trasporti, che reclama in modo dettagliato miglioramenti contrattuali per tutti i dipendenti.

La risposta della stampa “borghese” è furibonda: chiede allo stato di “resistere alle imposizioni” dei ferrovieri, considerati “i privilegiati tra i funzionari dello stato”.

Il governo accoglie le richieste dei lavoratori in modo molto parziale. A mezzanotte del 19 gennaio inizia lo sciopero generale ad oltranza del personale ferroviario. Vi partecipano anche i controllori viaggianti e i capi personale viaggianti.


I nazionalisti costituiscono, con l’appoggio del ministero, “compagnie cittadine di milizia”per riattivare i servizi bloccati dagli scioperi.

I soci dell’Unione cacciatori e pescatori sono invitati a sorvegliare le linee ferroviarie. Ci si prepara a sostituire gli scioperanti con militari e ferrovieri in pensione.

Nei giorni successivi l’astensione dal lavoro è pressoché totale in tutta Italia e anche i ferrovieri di Tivoli partecipano compatti allo sciopero. Ecco una pergamena stampata per l'occasione come avvenne in dal 20 al 29 gennaio 1920 in molte stazioni della penisola.


La pergamena che ricorda i ferrovieri del deposito di Tivoli
che aderirono allo sciopero generale del 20-29 gennaio 1920


Alle trattative a Roma parteciperà il 29 gennaio anche il primo ministro Nitti e in quella sede vengono accolte gran parte delle richieste contenute nel Memoriale.


L'AVANTI, organo del Partito Socialista Italiano, così presentava lo sciopero il giorno 21 gennaio 1920: con un titolo a sei colonne che sosteneva lo sciopero e le rivendicazioni dei lavoratori


La prima pagina dell'Avanti! del 21 gennaio 1920



Ecco la trascrizione dell'articolo di fondo che ha per titolo:"Il carattere dello sciopero"


Lo sciopero generale dei ferrovieri è cominciato stamane in tutta Italia

I postelegrafonici persistono compatti nella loro grande battaglia

"Il carattere dello sciopero"


Il sindacato ferrovieri ha proclamato lo sciopero. le sezioni l'hanno entusiasticamente approvato.

Il Partito Socialista è con gli scioperanti, anche se essi, pel tramite della loro organizzazione, nulla hanno chiesto al Partito; anche se, contro il partito – quando si trattò di un'azione di carattere strettamente politico e di solidarietà internazionale – essi hanno accolte le lusinghe del governo di S.E. Nitti e si sono posti contro di noi. il Partito Socialista è con gli scioperanti anche se essi non furono con lui durante la guerra ed accettarono gli elogi, i plausi, i premi della borghesia e della sua stampa per aver prestato lodevolissimo servigio al governo della resistenza e della vittoria.

Oggi i ferrovieri subiscono anch'essi le conseguenze della bella guerra. La crisi economica –  abbattutasi sulle classi lavoratrici come necessario e previsto risultato delle pazzesche imprese belliche – tormenta anche la famiglia ferroviaria. L'epidemia di scioperi – che la cecità della stampa Borghese attribuisce alla nostra opera sobillatrice – doveva quindi, naturalmente, colpire anche i ferrovieri, come ha colpito i postelegrafonici, come colpirà Indubbiamente altre categorie di lavoratori dello Stato. È tempo perduto rinnovare oggi le vecchie polemiche prebelliche intorno agli scioperi nei pubblici servizi. Oggi lo sciopero più che un atto di volontà della classe operaia che, attraverso la conquista di migliorie, tenta la via della propria emancipazione totale, è un atto di necessità, è un atto di conservazione. Si sciopera per non essere travolti. Si sciopera per arrivare prima a cogliere le ultime briciole rimaste nell'azienda dello Stato, dopo che la grossa borghesia, che ha voluto la guerra e non l'ha fatta, vi ha largamente banchettato.

Lo sciopero dei ferrovieri è dunque un movimento a carattere strettamente economico originato dalla crisi di guerra, fermentato entro le masse fra mezzo a tutta la psicosi di questo tormentoso periodo post-bellico, nel quale indubbiamente maturano eventi ben più gravi e definitivi.

Coloro, che non intendono questa situazione – uomini politici e giornalisti – che, anzi, si industriano ad incrudirla e ad inasprirla invocando misure reazionarie e cercando – come è oramai loro costume – di travisare i fatti con la menzogna e con ogni sorta di mistificazioni, riflettano sulla immensa responsabilità che si così facendo, s'addossano. E ritengano per certo che, s’anco oggi torna ad essi comodo mostrare di elogiare il Partito contro i ferrovieri – allo stesso modo che ieri plaudivano ai ferrovieri contro il Partito – simile manovra è assai meschina e volgare perché non possa raggiungere proprio l'effetto opposto, quello cioè di dare al movimento una tonalità e poi un carattere politico tali da indurre il Partito a prendere immediatamente diretta posizione contro i mistificatori ed i reazionari.

Per ora – e fino a che lo sciopero dei ferrovieri si mantenga nei limiti di una agitazione a carattere economico – il Partito Socialista non può fare altro che seguirlo con la più viva simpatia e col voto ardente di pronta e soddisfacente soluzione. Le sezioni Socialiste e tutti gli organismi del nostro partito – i comuni, le cooperative, i giornali – così come quelli che fiancheggiano la nostra azione politica – diano allo sciopero la propria simpatia e solidarietà, in attesa di eventuali ulteriori istruzioni.

In questo modo la organizzazione politica del proletariato socialista – al di sopra delle discrepanze di ieri e di quelle possibili del domani – intende il proprio dovere e lo compie nei limiti della possibilità, mentre lo sciopero dei postelegrafonici e quello dei ferrovieri le tolgono i mezzi di un'azione concreta.

Qualunque altra notizia in merito allo sciopero dei ferrovieri, data dalla stampa borghese, o da qualsiasi altra parte provenga – e che non sia conforme a questa nostra dichiarazione, è da accorgersi con le debite riserve e da ritenersi tendenziosa o falsa.

Tutto ciò scriviamo di fronte ad un movimento che ha carattere nettamente economico e che nelle pubbliche dichiarazioni dei suoi dirigenti – altre non ne conosciamo – tende a conquiste corporative. Se poi, in questa torbidità situazione, altri elementi dovessero intervenire colorendo a tinte politiche l'agitazione e facendola sboccare in una azione che andasse oltre gli attuali scopi economici, il Partito Socialista esaminerà quanto riterrà opportuno di fare, valutando gli elementi di giudizio a propria disposizione ed assumendo tutte intere le proprie responsabilità.

Questo scrivemmo giorni [or] sono, questo ripetiamo oggi contro ogni manovra che si tentasse ai danni del Movimento proletario e Socialista.



Lo sciopero durò nove giorni e vi fu una grandissima adesione. Vennero stampate molte pergamene per ricordare i partecipanti e anche coniate medaglie per essere vendute e con i ricavati finanziare la protesta.
Medaglie per lo sciopero dei ferrovieri del 20-29 Gennaio 1920

Le medaglie coniate per finanziare lo sciopero
dei ferrovieri indetto dal sindacato SFI

Fonti:
- Archivio L'Avanti del Senato della Repubblica
- Il sindacato Ferrovieri Italiano
- https://www.perunaltracitta.org/2020/01/20/73881/

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