![]() |
| Panorama della città Vecchia quando ancora si alzavano i pennacchi di fumo dalle cartiere |
GLI OPERAI CARTAI DI TIVOLI
(Continuazione vedi n. 1386, 1390)
Visto come dicemmo, che a nulla valevano gli sforzi del delegato, i proprietari, degni prosecutori dell’opera dei loro vetusti antenati, iniziarono il fuoco di fila delle sfacciate violenze.
Ma perché resti dimostrato ancora una volta quanto mai gli operai sono miti nelle loro proteste e quanta sofferenza hanno adottato di fronte alle ingiurie ed alle percosse padronali, stimo opportuno riprodurre nella sua integrità una lettera di un buono e semplice lavoratore, che nella sua primitiva ingenuità sente il desiderio di denunziare uno dei tanti fatti di cui quotidianamente sono vittime.
Leggete, amici lettori, e poi ditemi se non vi sale al viso il rossore riflettendo che nella società in cui viviamo sono possibili certe enormezze:
“ … Giorni or sono alla cartiera Modesti avveniva questo bruttissimo fatto che non è dei primi ma che speriamo sia l’ultimo. Un giovane operaio cartaio, socio della nostra lega, certo Guerrino Salvati, dopo aver regolarmente compiuto il suo lungo turno di lavoro, venne chiamato dal padrone della cartiera, signor Giovanni Modesti, il quale intendeva obbligarlo a supplire un operaio mancante, per le susseguenti dodici ore notturne. Il giovanotto giustamente si oppose, adducendo a motivo del rifiuto la stanchezza e l’esaurimento delle forze. Ma a quella risposta il padrone, inviperito, gli menò ripetuti schiaffi. S’interpose, per far cessare la scena brutale, un operaio anziano, ma … ahimé! Anch’egli ebbe due poderosi schiaffi. Ora il giovane, dopo formale verifica del medico, il quale constatò la straordinaria enfiagione delle sue guance, ha sporto formale querela contro il signor Modesti. Vedremo cosa saprà fare la giustizia.”
Questa la tranquilla lettera dell’operaio che mi scrive, il quale, chiudendola, non ha minacce ma dice di sperare nell’opera della giustizia.
Eppoi, signor delegato, venga ad affermare che gli operai inscritti alla Lega di resistenza sono dei sovversivi!
Ma rimane il fatto narrato come documento incancellabile della prepotenza dei padroni di Tivoli, i quali senza ritegno si abbandonano a violenze che nauseano ogni animo onesto.
Perdio! il medio-evo con tutte le sue infamie e le sue turpitudini passò ormai nel dominio della storia, e gli operai cartai, pur mantenendosi strettamente nell’esercizio legale dei loro diritti, intendono por fine per sempre all’impero teocratico di una camarilla che, iniquamente sfruttando, adopra o scudiscio per soggiogare i lavoratori, che fino adesso furono tenuti in conto di schiavi.
Il risveglio è prossimo, o feroci Torquemada, e gli operai sapranno fra breve prendersi la rivincita, contrapponendo alle vostra gesta eroiche la forza suprema dell’organizzazione.
Eolo Varagnoli
![]() |
| Il ritaglio dell'Avanti del 29 ottobre 1900 |









