26 settembre 2020

GLI OPERAI CARTAI DI TIVOLI [Cartai pt.3]

Un altro articolo dell'anarco-sindacalista Eolo Varagnoli che prende a cuore, anche per militanza politica, le vicende e gli sfruttamenti degli operai e delle operaie delle Cartiere di Tivoli. Il taglio dell'articolo è scherzoso, ironico; da una parte prende in giro i padroni dall'altra cerca di coinvolgere la classe operaia tiburtina affinché prenda coscienza della propria misera condizione lavorativa.

Avanti! Giovedì 25 aprile 1900


GLI OPERAI CARTAI DI TIVOLI

(Continuazione venti n. 1396)


Una parte delle Cartiere di Tivoli nei primi anni del novecento


Promisi di parlare delle medievali prodezze dei tirannelli di Tivoli, ma oggi, perché tali prodezze siano sufficientemente illustrate, debbo fare una piccola cronistoria.

Come ai beati tempi del feudalesimo, i padroni delle cartiere, avevan anni or sono costituito delle microscopiche quanto sonnifere associazioni operaie i cui dipendenti, manco a dirlo, eleggevano a presidente il padrone stesso, a segretario il direttore del suo opificio ed a cassiere l’amministratore.

Queste cariche, come le nomine dei senatori, erano vitalizie, e gli aguzzini degli operai, camuffati a filantropi, dispoticamente dettava leggi dentro e fuori gli stabilimenti.

I lavoratori intanto, subivano le conseguenze di questa sfacciata coalizione padronale, e le loro paghe come le ore di lavoro rimasero sempre quali erano in illo tempore, e cioè: salario che varia da L. 1,45 alle 2,50, salvo per i capi operai il cui compenso giunge fino alle lire 8, dodici ore di fatica e … la sfera e gli schiaffi per giunta!

Qui però, sarei indotto a fare una descrizione degli antri in cui si svolge l’attività del disgraziato operaio cartaio, dovrei rilevare l’enorme danno che subisce la sua salute dal lavorare continuamente giorno e notte, in orribili caverne, dove l’acqua trasuda da per tutto, ove, per conseguenza, l’umidità penetra fin nelle ossa, dovrei insomma addentrarmi in una penosa descrizione, la quale, se farebbe fremere di sdegno o di orrore ogni anima onesta, dall’altro canto farebbe crollare le spalle ai tirannelli del paxxx come al racconto di una cosa più che naturale. Non lo faccio dunque, ed anziché addentrarmi in un terreno in cui la rettorica potesse far capolino, preferisco l’arida narrazione dei fatti nudi e crudi.

Accortisi finalmente della turlupinatura di cui fino ad ora furono vittime, i cartai pensarono di costituirsi in lega di resistenza e sezione della Camera del lavoro, ed a tale scopo invitarono l’onorevole Bissolati a presenziare una loro riunione preparatoria.

Apriti cielo! … Non l’avessero mai fatto. I padroni si dettero affannosamente d’attorno da un lato, mentre il delegato compiva, o meglio tentava compiere dal canto suo, l’opera di dissolvimento.

Bissolati! La Camera del lavoro! Ma siete pazzi! Tutti anarchici, capite? Per carità … fuggiteli come la peste!

Ecco, vedete - soggiungeva il funzionario facendosi anche cortese ai più influenti operai - perché avete intitolato la vostra associazione Lega di resistenza? E non era meglio intitolarla Associazione di miglioramento? Eppoi quel Bissolati … quella Camera benedetta! …  Vedete se a me - seguitava con voce melliflua il funzionario - se a me diceste i vostri desiderati, io d’accordo con l’onorevole Alfredo Baccelli otterrei tutto ciò che volete … Baccelli! Quello si che è una perla; ma Bissolati, la Camera del lavoro … tutti anarchici pericolosi!

E così di questo passo per un bel pezzo, quando …

Il quando tra poco.

                                        Eolo Varagnoli






[Cartai pt. 3 continua]


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