22 settembre 2020

I CARTAI SI ORGANIZZANO - Bissolati a Tivoli [Cartai pt.1]


Bollitori della Cartiera Segrè (foto di Annalisa Biagioli)



Questi due ritagli di giornale di un articolo pubblicato il 22 luglio del 1900 a pagina tre sull'Avanti!, sono forse la prima traccia scritta delle lotte dei Cartai a Tivoli dove, tra l'altro, si può ritenere come fondata la notizia del numero delle ore di lavoro giornaliere per uomini, donne e ragazzi nelle cartiere tiburtine. L'occasione la offre una visita, senz'altro concordata, dell'onorevole Leonida Bissolati allora noto esponente del PSI, deputato e anche direttore dell'Avanti! alla città turrita. Si gettano le basi e si inizia facendo federare la nascente Lega dei Cartai di Tivoli con la Camera del Lavoro di Roma.


I CARTAI SI ORGANIZZANO

Bissolati a Tivoli 



Tivoli 28 — Qui, come sapete, sono parecchie le cartiere e costituiscono la industria più grossa del luogo. Gli operai impiegati in esse toccano la cifra di 500 — a cui vanno aggiunte le donne e i ragazzi.

Le condizioni pessime in cui sono costretti a lavorare e a vivere questi poveri operai, li avevano spinti sulla via dell’organizzazione sin dai primi mesi del 1898. Allora allato ad essi avevano cominciato ad organizzarsi anche i cavatori di pietra un'altra grossa industria di Tivoli. Ma venne il maggio del  ’98 e benché né a Tivoli né a Roma fosse accaduto il principio di un tumulto, l'autorità fu felice di far felici i padroni sciogliendo le organizzazioni tiburtine gettando a terra il primo abbozzo della Camera del lavoro che si veniva disegnando. 

Dal maggio ’98 peggiorarono le condizioni dei lavoratori. Non più paurosi di alcun freno i padroni si diedero a sfruttare allegramente la massa operaia ma la corda troppo tesa si spezza; questi metodi di sfruttamento furono stimolo potente a una ripresa del movimento di organizzazione. 

E infatti si sappia che i cartai a Tivoli lavorano 13 ore al giorno; e le donne 12 e i ragazzi, anche se fra i 12 e i 15 anni di età, 12 ore anche essi di seguito. E le paghe? Quale irrisione. Gli adulti lire 1,50 le donne dai 40 ai 60 centesimi i ragazzi cinque o sei soldi

Il lavoro è dei più faticosi e dei più malsani le cartiere sono a tipo vecchio per la maggior parte costruite cioè e funzionanti senza alcun riguardo per la povera gente che in esse lavora. Si deve fare tutta la giornata con i piedi nell’acqua, coi muri e coi soffitti che grondano sicché tra i cartai è diffusissima una malattia prodotta dall'umidità e dalla denutrizione la congiuntivite cronica (malattia degli occhi).

Gli infortuni sono frequenti perché mancano i ripari per prevenirli. Ma pazienza se almeno i signori proprietari obbedissero alla legge degli infortuni e pagassero il premio di assicurazione. Ma no: profittando della ignoranza e della disorganizzazione operaia la maggior parte di essi preleva in due o tre soldi la settimana sul magro salario per rifarsi delle pagamento dell'assicurazione E quando capita l’infortunio si addossano all'operaio la  spesa del medico si lesina e si cavilla in tutti i modi si tirano le cose per le lunghe e finalmente si finisce per offrire un pagamento irrisorio. L'operaio trova che è poco e si vuole impuntare? Lo si minaccia di licenziamento e l'operaio deve ricevere il denaro —come si dice — con le mani di dietro.

Le angherie che si commettono nella più parte delle cartiere sono senza numero. E se qualche operaio vuol difendere i suoi diritti e far valere le sue buone ragioni eccolo licenziato.

I padroni poi hanno fatto lega tra loro: e se uno è licenziato da una cartiera bisogna che faccia fagotto e che cambi mestiere. 

*


**


Era troppo naturale che i poveri cartai pensassero a difendere la loro vita e ieri domenica vollero riprendere l'opera interrotta dalla violenza del 1898 ricostituendo la lega di resistenza.

I padroni appena seppero della cosa tentarono di impedire che l'adunanza avesse luogo. Dichiararono che avrebbero fatto lavorare benché quello fosse il giorno della festa dei cartai ma agli operai tennero duro E fecero capire che se la festa non gliela davano se la sarebbero presa. Così quasi tutte le cartiere sospesero ieri il lavoro.

I padroni ricorsero a un altro stratagemma. Si misero d'accordo col delegato finché, posto che non avrebbero potuto impedire la conferenza privata del Bissolati, la conferenza fosse pubblica. Così speravano di impedire, magari con la loro presenza, che gli operai prendessero parte attiva alla adunanza e che si concretasse qualcosa. Ma agli operai carpirono il giuoco e la vollero privata.

E infatti alle ore 9 del mattino quando il Bissolati fu arrivato si tenne la conferenza. Della quale diremo solo il risultato: fu deliberata la costituzione della lega; fu eletta una commissione provvisoria per preparare lo statuto e avviare le prime pratiche; fu stabilito che la Lega di resistenza dei cartai di Tivoli si federasse alla Camera del lavoro di Roma. Più di 150 operai si iscrissero immediatamente facendo con entusiasmo il primo versamento. Intorno la polizia fece sfoggio un ridicolo zelo: pedinamento di Bissolati, scioglimento di ogni gruppetto di operai, provocazioncelle irritanti. I bravi cartai consci della serietà di quel che facevano, mandarono a vuoto tutte le arti poliziesche. Bissolati ripartì al tocco salutando affettuosamente.

Ed ora operai a voi! A voi il lavoro assiduo paziente di propaganda per ingrossare il fascio già formato e far portare a termine lo edificio di cui ieri furono poste le fondamenta.


[Cartai pt.1 continua]


Leggi il post successivo: Una sezione della Camera del Lavoro [Cartai pt.2]

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