26 febbraio 2021

RISVEGLIO DI TEPPISMO ROSSO

Siamo a Tivoli nel maggio del 1925, sono 3 anni che il fascismo ha "occupato" il Paese, molti sono stati i morti prodotti da un fascismo, inteso come struttura politico militare, che per prendere il potere ha seminato paura e morte. Le organizzazioni operaie ed il partito socialista prima e, il PCd'I poi, si muovono per organizzare la resistenza proletaria, il Soccorso Rosso e le lotte operaie. 

Leggere questi "ritagli" è molto istruttivo non solo per il loro valore documentale ma anche per capire come si stava delineando e strutturando il regime fascista: una piena collaborazione tra il livello politico del fascismo (il segretario del Fascio che partecipa in modo "infaticabile e vigile" con la Benemerita che , "sguinzagliata per la sorveglianza nei vari quartieri industriali della città agli ordini del maresciallo maggiore signor Italo Niccolis", intercettano l'autore (o gli autori) della propaganda comunista nelle realtà operaie.

Il manifesto "violentissimo, che incita allo sciopero, alla solidarietà internazionale del 1 maggio e della riscossa rivoluzionaria" firmato da "I Lavoratori Comunisti" che fu trovato nella Cartiera Segré, insieme ad altri opuscoli e volantini nella sala delle macchine, era anche in casa del comunista Cleto INNOCENTI che portava al momento dell'arresto due grossi garofani all'occhiello.

Il materiale sequestrato dai carabinieri ci fa capire dell'importanza del militante comunista in quanto oltre ai manifesti ed ai volantini vi erano anche Bollettini del Soccorso Rosso, Manifesti per la propaganda fra le donne dell'Internazionale Comunista, manifesti a difesa dei contadini poveri, copie dell'UNITÀ, il libello "La Verità" e, cosa non secondaria, blocchi di ricevute. Tali documenti probabilmente rivelano l'importanza ed il ruolo di Cleto Innocenti nella struttura del Pcd'i. Poi si scende nel dettaglio per "informare la gente": ci sono le liste degli aderenti alla ricostituita sezione, un cifrario, una collezione di fotografie del vecchio gruppo dirigente comunista del 1920 [SIC! Oggi tutti sappiamo che il partito comunista fu fondato a Livorno nel 1921 e a Tivoli nel 1920 c'era probabilmente solo il PSI. Che darei per vedere quelle foto! Il giovane Corneli ed il suo inseparabile compagno Arnaldo Parmegiani, Cleto Innocenti, Luigi Angeletti, insomma i fondatori del PSI a Tivoli e alcuni di loro, nel 1921, del Pcd'i. Ma per i fascisti de IL LITTORIO nel 1920 erano già tutti comunisti.

Cleto possiede anche le tessere, ha un Archivio ed una piccola biblioteca dove "sovrasta il programma comunista: Un governo di operai e contadini sotto la bandiera di Lenin con questo dolcissimo motto: Lotta armata per la conquista del potere! Morte agli assassini del Proletariato!"

Di Cleto Innocenti per ora sappiamo poco ma, e sarà un impegno, cercheremo di raccogliere il maggior numero di documenti per riconoscere a questo compagno il posto che merita nella storia del movimento operaio tiburtino. (C. Proietti, aggiornato al 26 febbraio 2021)


Ritaglio di pag.1 da IL LITTORIO

Fonte: IL LITTORIO - Quindicinale Fascista - Tivoli N.6 1 Maggio 1925 pag.1


Su Cleto Innocenti leggi anche: https://claudiotivoli.blogspot.com/2022/06/in-ricordo-di-cleto-innocenti.html?m=1

23 febbraio 2021

LUIGI POZZILLI DETTO GIGGETTO ANTIFASCISTA DI TIVOLI

La storia di "Giggetto" è una storia di lotta e di carcere. Luigi Pozzilli, nato a Tivoli il 24-8-1908, operaio, fu processato, insieme ad altri 25 "cospiratori" quasi tutti nati a Tivoli, il 17 settembre del 1941. Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, istituito con una delle leggi fascistissime, la n. 2008 del 26 novembre 1926, che operava nella famigerata AULA IV del Palazzo di Giustizia di Roma, dal '27 al '43 inflisse ben 27.735 anni di carcere con le sue 187 sentenze contro chi osava criticare il regime ma soprattutto verso gli antifascisti.

Giggetto, operaio allo stabilimento chimico di Manzolini fu arrestato il 5 marzo del '41 e processato per Costituzione di Associazione Sovversiva, appartenenza alla stessa, propaganda e offese al "duce". La condanna, del Presidente Le Metre e Relatore Milazzo, fu esemplare: 9 anni di carcere (sentenza n.224 del 17/9/1941). Gli imputati, racconta la moglie Angela Cola, durante la lettura della sentenza intonarono "Va fuori d'Italia, va fuori straniero" [Conosciuto come l'inno di Garibaldi] e per questo oltraggio alla corte rischiarono un altro processo. Luigi Pozzilli passò quasi due anni recluso presso la Casa Penale di Castelfranco Emilia (Modena) come documentano le cartoline spedite da Villa Adriana dalla moglie "Angelina" Cola a Luigi fino alla scarcerazione del 1943. 

Il Comune di Tivoli, in una cerimonia pubblica dedicò il 24 settembre del 2008 un largo a Villa Adriana Invitando il figlio Osiride che, sulle orme del padre, diresse il Partito comunista di Tivoli negli anni settanta e, successivamente, il sindacato territoriale SPI-CGIL. (C. Proietti, aggiornato al 23 febbraio 2021)



Fonti bibliografiche:

- Nuove Tendenze mensile Anno 2 N. 13-14  marzo - aprile 1980

- A. Dal Pont - A. Leonetti - P. Maiello - L. Zocchi AULA IV tutti i processi del tribunale speciale fascista a cura dell'ANPPIA

- AA. VV. Tivoli Frammenti di Storia Tivoli 1984 Tipolitografia Ferrante di Tivoli

10 febbraio 2021

UN INTERVENTO DEL COMANDANTE MASSIMO RENDINA AL CONVEGNO GIUSTIZIA NEGATA DEL 2002

 

Il 24 aprile del 2002 i gruppi politici di opposizione alla Provincia di Roma PRC, DS, Margherita, PdCI, Verdi, Gruppo Misto, organizzarono il convegno GIUSTIZIA NEGATA a Palazzo Valentini al quale parteciparono giornalisti, presidenti di associazioni combattentistiche e di familiari delle vittime delle stragi, politici e storici.

Ho trascritto l'intervento del Comandante Massimo Rendina che partecipò come Presidente dell'ANPI di Roma perché ritengo sia una memoria rara che traccia un suo personale punto di vista sulla "Guerra Civile" e sul compito futuro per le nuove generazioni. (C. Proietti, aggiornato al 10 febbraio 2021)



Intervento di Massimo Rendina, Presidente dell’ANPI di Roma

Pochissime parole per dire solamente questo: io rappresento i Partigiani, ma non solo, se mi consentite, perché mi sento a pieno titolo nella famiglia dei Martiri e dei loro familiari poiché il fratello di mio padre, ufficiale di artiglieria, fu torturato in via Tasso e ucciso alle Fosse Ardeatine. Quindi sono qui in questa duplice veste e sono qui per ringraziarvi. Con molti di voi ci conosciamo bene, ci guardiamo negli occhi, siamo insieme in questa battaglia che dobbiamo condurre.
Si tratta di una battaglia di verità e credo che oggi questa giornata sia significativa in maniera particolare, non solo per l'argomento che è straordinario e che ci prende nella commozione, ma anche perché domani sarà il 25 aprile, giorno in cui insorsero le grandi città del Nord contro l'occupazione nazifascista.
Quale significato dare a quella giornata che si riflette oggi nel nostro incontro? Il significato della ribellione non solo armata, ma anche per una ragione di coscienza; è tale è ancora oggi, in quanto dobbiamo ancora dare contenuto alla libertà. Lo abbiamo dato con la Repubblica, però non interamente nel momento in cui c'è ancora da scoprire qualcosa davvero importante, e voi l'avete dato l’avvio  a queste ricerche poiché, di fronte ad una società che vive di menzogne e di ipocrisie (parlo della società politica che si è riunita attorno al Presidente del Consiglio), ebbene essa va smascherata.
Credo che la nostra azione sia di testimonianza e di impegno per la verità perché noi la esigiamo anche a nome di questi nostri caduti, completamente ignorati. Lo facciamo anche per quei bambini di Sant'Anna di Stazzema trucidati dai fascisti con l’elmo dei tedeschi, la divisa dei fascisti italiani e i fazzoletti in faccia per non farsi riconoscere. E i giovanotti che si Mascherano come quelli di ieri sera al Teatro del Vascello ci ricordano proprio quei fascisti che guidavano le SS a Sant'Anna di Stazzema. Ecco lo stemma di questa gente.
Dobbiamo togliere quei fazzoletti e voi state proprio impegnandovi a questo. Noi vi siamo grati e vi aiuteremo proprio perché è un dovere morale inderogabile, come se non potessimo vivere se non per questo, altrimenti tradiremmo quel patrimonio dello Stato, del nostro Stato, della nostra nazione, di noi stessi che è la memoria storica condivisa.
Questo patrimonio vogliono in qualche modo togliercelo, anche con il revisionismo e con queste manifestazioni dissennate e violente.
Una sola cosa per quanto riguarda la guerra civile: per quale motivo pensate che oggi si ritorna a parlare di guerra civile? In vero, una guerra civile non c'è stata, perché da una parte c'erano coloro che bene o male si individuavano in uno stato legalitario rappresentato dal governo italiano del Sud, dall'altra c'era un governo fantoccio al servizio del nazismo. Non si può quindi parlare di una divisione tra italiani, anche se qualcuno usa in modo improprio, oppure per comodità storica di scrittura, il termine "guerra civile". Perché la si vuole riportare così, come fatto acquisito? Perché in questo modo gli uni e gli altri avrebbero combattuto per la Patria, avrebbero combattuto con uguale sentimento e a tutti andrebbe riconosciuto lo stesso onore, tant'è vero che è giacente in Parlamento la proposta di estendere anche ai fascisti questa strana decorazione (forse di cavalierato, non so bene di che cosa) la quale, con tutta franchezza e con il rispetto che ho per il Capo dello Stato, non porta a nulla.
Ho scritto come cittadino al Presidente della Repubblica comunicandogli che il giorno in cui avessero dato questa medaglia o questo riconoscimento ai Partigiani e contemporaneamente ai fascisti si sarebbe trovato in piazza solo con i fascisti perché i Partigiani non ci sarebbero andati.
Con questa dichiarazione vi dico soltanto che c'è un'intima connessione tra la guerra partigiana e le stragi. l'ultimo segno della guerra è stata una strage: era stata già firmata la pace a Caserta il 4 maggio e nei giorni successivi ci furono due stragi tremende, una compiuta dalle SS e l'altra da 40.000 tra cosacchi e mongoli, agli ordini del generale Lazlov, che aveva costituito un reparto di sostegno i nazisti e dovevano essere premiati in Carnia con una repubblica chiamata Kosachenland. Era già stato deciso tutto questo e compirono una strage orrenda. Fortunatamente (io non odio nessuno) il generale Lazlov fu consegnato a Stalin e due anni dopo fucilato a Mosca. Questo generale, che era stato eroe dell'Unione Sovietica, si era consegnato ai tedeschi ed era passato al loro servizio.
Vedete quanto è difficile rievocare la storia, quante cose non si sanno. C'è bisogno di verità, ma soprattutto di rivisitare la storia per ridare a noi la fiducia in nome di quei morti ignorati e che non vogliamo siano più tali. Non vogliamo perseguitare nessuno, per carità, ma chiediamo che i colpevoli vengano alla luce e che si sappia chi, come e perché ha nascosto queste cose perché di fronte a queste cose non è valida alcuna ragione di Stato! Si tratta di ignominie politiche e storiche che vanno ricordate e portate avanti dalle nuove generazioni.
(Trascritto il 10 febbraio 2021)


08 febbraio 2021

I GAP DI ROMA CON I PARTIGIANI DI TIVOLI PER SALVARE LA CENTRALE IDROELETTRICA DELL'ACQUORIA

 DI BENEDETTO: partigiani con questo cognome che operarono su Tivoli ce ne sono stati due: uno siciliano di nome Salvatore ed uno tiburtino di nome Luigi. Parleremo ora di quello nato il 19 novembre del 1911 a Raffadali in provincia di Agrigento, dirigente comunista. Inserito nella struttura clandestina dei resistenti del Lazio, si ritroverà, inviato dal PCI, a doversi occupare nel 1944 di come salvare la centrale idroelettrica dell'Acquoria di Tivoli (gestita dalla Società Romana di Elettricità) perché i tedeschi nella ritirata vorrebbero distruggerla. (C. Proietti, aggiornato al 21 marzo 2021)

Centrale idroelettrica dell'Acquoria nel 1926


Questa la sua biografia dalla pagina dell'ANPI.

DONNE E UOMINI DELLA RESISTENZA

Salvatore Di Benedetto


Nato a Raffadali (Agrigento) il 19 novembre 1911, deceduto a Raffadali il 1° maggio 2006, insegnante, parlamentare e dirigente comunista.

Nato in una facoltosa famiglia di Raffadali, a 18 anni, prima ancora di laurearsi in Giurisprudenza, sceglie la strada dell'antifascismo. Nel 1935, mentre a Siracusa svolge il servizio militare, Di Benedetto è arrestato dalla polizia. Processato, sconta sei anni tra carcere, confino a Ventotene e lavori forzati in Africa orientale. Quando torna in libertà, si trasferisce a Milano. Qui riprende l'attività politica, collaborando con la direzione nazionale del Partito comunista e con l’Unità clandestina, insieme a Elio Vittorini, Renato Guttuso, Mario Alicata, Pompeo Colajanni, Pietro Ingrao, Ernesto Treccani, Gillo Pontecorvo, Celeste Negarville, Gian Carlo Pajetta e Giansiro Ferrata.

Salvatore Di Benedetto fu uno dei promotori e protagonisti della grande manifestazione di Milano del 25 luglio 1943, in seguito alla caduta del fascismo. Arrestato con Vittorini e Ferrata, è rinchiuso per diversi giorni, prima nel carcere di Varese e poi in quello di San Vittore, a Milano. Rilasciato dopo l'8 settembre del '43, Salvatore Di Benedetto è tra gli organizzatori della Resistenza in Lombardia, in stretto contatto con Luigi Longo, prima occupandosi del giornale delle formazioni partigiane, intitolato Il combattente, e successivamente come ispettore delle Brigate Garibaldi, con compiti di collegamento e di trasmissione di direttive e di informazioni.

Trasferitosi a Roma su incarico del PCI, assume il nome di battaglia di Aurelio, operando nei Castelli Romani e nel Ternano. Nel corso di un'azione di guerra a Tivoli è gravemente ferito al volto. Una ferita devastante, ma all'ospedale lo riconosce e lo assiste la partigiana Vittoria Giunti, che diventerà poi la compagna della sua vita. Dimesso, "Aurelio" riprende la lotta fino al la Liberazione.

Nel 1946 rientra a Raffadali. Grande invalido, dal 1954 al 1987 Di Benedetto è sindaco del suo paese e, per diverse legislature, parlamentare comunista. Punto di riferimento per generazioni di politici e di amministratori locali, Salvatore Di Benedetto ha dedicato gli ultimi anni alla scrittura (suo il libro-diario Dalla Sicilia alla Sicilia), alla testimonianza, alla difesa dei valori di solidarietà, di giustizia e di libertà, non mancando mai alle manifestazioni per il 25 aprile e per il 1° maggio. All'ultima, il suo feretro era nella camera ardente della Biblioteca comunale di Raffadali: sfilandovi davanti, la popolazione di Raffadali e della provincia gli ha reso omaggio.

25 Luglio 2010


La centrale dell'Acquoria vista dall'alto (ph Raimondo Luciani)


Noi proveremo a raccontare, anche con una serie di dubbi e di domande alle quali qualcuno dei lettori potrebbe rispondere, il periodo della sua permanenza a Tivoli.


Domande su una vicenda che si svolge a Tivoli, probabilmente tra marzo e maggio del 1944 (dopo via Rasella)


Il CLN di Roma è informato che i tedeschi durante la ritirata potrebbero distruggere la centrale dell’Acquoria che in quel tempo è gestita dalla Società Romana di Elettricità.

Salvatore DI BENEDETTO, nome di battaglia Aurelio, prende contatti con gli antifascisti locali ed in particolare con il capotecnico della centrale (1)


Salvatore si fa passare per un Ingegnere che visita gli impianti, lo scopo è quello di preparare un piano di emergenza per salvare la Centrale che i guastatori tedeschi potrebbero minare (se non l’hanno già fatto). Proprio in quei giorni dalla radio clandestina a disposizione dei partigiani di Tivoli (2) , Salvatore e compagni captano (3) il discorso di Togliatti (4)


Dalla stanza che ha preso in affitto, Salvatore sente spesso chiamare una ragazzina di nome Libia (5)


Quando la donna che aveva affittato la stanza scopre che Salvatore non è un semplice sfollato ma ha con se volantini ed una pistola (è quindi collegato ai Partigiani combattenti ed ha con se un po' di stampa clandestina) , egli è costretto a cambiare casa, la donna ha molta paura ma gli dice anche che se non trova dove andare può tornare: Salvatore non tornerà perché non vuole mettere in pericolo la vita della giovane donna.


“La sua casa di riserva è una casa a mezza costa dal burrone che gli ha assegnato la direzione della Centrale Elettrica(6)

Raggiungere la casa è faticoso e Salvatore è “costretto a passare davanti ad un deposito di pneumatici sorvegliato da sentinelle naziste” (7)


Salvatore descrive i luoghi

Il posto è magnifico è pieno di vigneti che producono “una speciale uva da tavola” (8)  “c’è anche un bosco ed in alto i ruderi di un antico tempio dedicato a Venere”

“qua e la orti e alberi di fico”. 

Si sente il fragore della cascata dell’Aniene. (9) 


Per bere Salvatore attraversa una passerella sul canale (10)


Dalla finestra vede spuntare la luna “in cima al colle fra la torre e il campanile” (11)


“La presenza tedesca nella zona di Tivoli è rappresentata da un reparto di guastatori di stanza presso la Centrale Idroelettrica, proprio di fronte alla casetta dove abito io” (12)


Salvatore continua a descrivere il suo rifugio

“vi è inoltre un comando non precisato, in una palazzina prima del ponte. C’è pure un deposito di pneumatici sul ciglio di un burrone, proprio al di sopra del mio rifugio. Sono così circondato di tedeschi”


“Mando talvolta in perlustrazione Alfonso, un tipo rude e sbrigativo di Mentana” (13)

 

Alcuni di questi brani sono tratti dal libro "Dalla Sicilia alla Sicilia" scritto dallo stesso Di Benedetto, Ed. Sellerio

Appunti

  • Il nome del CapoTecnico è utile perché potremmo sapere o il nome di un nuovo patriota/partigiano o per una conferma di un nome che già conosciamo
  • Si conferma che la presenza di Salvatore a Tivoli è nel periodo attorno alla svolta di Salerno aprile 1944
  • Nonostante le numerose descrizioni la casa offerta “dalla Centrale” non si riesce ad individuare (presso la montanara?)
  • Presenza dei guastatori a Tivoli. Gli stessi che fecero da retroguardia il 6 giugno del 1944? Collegati con l’eccidio dell’Aretta?
  • Dalla perlustrazione a Guidonia è Salvatore (o Alfonso) che recupera i candelotti di dinamite?
  • Verificare le date del bombardamento dell’aeroporto (il 1° ci fu il 24 ottobre del 1943 ad opera degli inglesi)

Note

(1) chi era il capotecnico dell’Acquoria nei prime mesi del 1944?

(2) Confermata la presenza della Radio Ricevente a Tivoli

(3) Ritrovare il passaggio (forse riguarda Michelagnoli e/o Peter Tompikins) dove si accenna a questo scambio: Informazioni sui movimenti delle truppe tedesche e tutte le altre informazioni utili all’offensiva degli Alleati in cambio della possibilità di comunicare con i “capi” del CLN del Nord Italia

(4) Unità contro i tedeschi e contro i fascisti sino alla liberazione poi [si salta il  problema della rimozione del Re] si farà un referendum. [Appello di Togliatti agli italiani del 1° aprile]

(5) Qualcuno ha mai saputo di una ragazzina con questo nome che abitasse nel centro storico di Tivoli in quel periodo? In alternativa cercare tra i defunti una signora Libia

(6) Dove si trova questa casa? Potrebbero essere le case dopo la chiesa di Quintiliolo cosiddette della Montanara?

(7) Dove era questo deposito di pneumatici?

(8) Probabilmente Pizzutello, la squisita e particolare uva locale

(9) Forse il tempio è quello di Ercole? Oppure i ruderi sono quelli della villa di Quintilio Varo?

(10) Questa casa si trova in prossimità delle cascatelle e dei canali che alimentano gli orti? Oppure in prossimità della fonte dell’Acquoria?

(11) La Torre è quella di S. Caterina? Oppure?

(12) Ma da che lato dell’Aniene? Sponda sinistra o destra? Dalla parte della chiesa di Quintiliolo o dall’altra parte?

(13) Chi è Alfonso di Mentana?

06 febbraio 2021

LA RESISTENZA CIVILE O UMANITARIA

Per Resistenza Umanitaria si intende il contributo che le famiglie hanno dato ai partigiani, ai renitenti, ai prigionieri alleati fuggiti dai campi di prigionia, ecc; queste famiglie, questi padri e madri di figli a loro volta impegnati in una guerra militare o partigiana, hanno rischiato la vita con un comportamento esemplare e di grande umanità

Ogni padre ma soprattutto ogni madre pensavano che anche il loro figlio era in guerra e che se fuggito da un campo di prigionia avrebbe chiesto da mangiare e di nascondersi ad altre mamme e ad altri padri. Ecco allora l'importanza di questa foto, di questa famiglia serba che ha condiviso il proprio pane ed il proprio tetto con un nostro soldato imprigionato dai tedeschi dopo l'8 settembre. (C. Proietti, aggiornato al 6 febbraio 2021)


 
La famiglia Serba Drago Gliub, come si vede dalla foto, era una famiglia abbastanza numerosa che ospitò nella propria casa un italiano fuggito dal campo di prigionia tedesco il giovane soldato di Trevi Benedetto Del Signore classe 1913.  e che poi, una volta ricatturato, fini in campo di concentramento in Germania. Anche in Italia molte famiglie, come quella serba, combatterono una guerra umanitaria contro l'esercito tedesco che occupava l'Italia 


Del Signore Benedetto di Trevi nel Lazio




(1) Le foto sono tratte dal libro di Franco Ricci "Trevi e le due guerre Mondiali" pp. 129-130 disponibile in rete in formato pdf.

03 febbraio 2021

TIBURTINO IL PRIMO CADUTO DEL CONTINGENTE MILITARE ITALIANO IN RUSSIA

 Una sera dello scorso anno ricevetti, via Messenger, questo "ritaglio" che raccontava brevemente alcuni fatti relativi alla campagna di Russia nella Seconda Guerra Mondiale (WW2) che avevano coinvolto due tiburtini: Italo Serafini e Valerio Cerreti. Riporto la trascrizione fedele dell'articolo pubblicato alla pag. 10 del NOTIZIARIO TIBURTINO del quale però non si conosce la data. La notizia interessante, oltre a quella che "gli italiani furono tolti di mezzo dai tedeschi" perché erano d'impaccio alla loro fuga precipitosa per non rimanere isolati, fu anche un'altra. Il signor Italo SERAFINI, mi scriveva la nipote, era stato Presidente dell'ANPI di Tivoli nel 1987. Questa notizia, non mi sembra secondaria per la storia della nostra Associazione. Infatti da quando io mi iscrissi (forse era il 2009 ma non ricordo esattamente) e subito dopo divenni prima tesoriere e poi, al primo congresso straordinario del 2010, segretario ma non trovai nessun documento, nessuna traccia della storia della sezione di Tivoli. Erano iscritti il presidente Maganja, ed alcuni anziani: Maggi, Maschietti, Bitocchi che ormai ci hanno lasciato tutti; niente documenti, nulla che poteva riguardare la Storia dell'ANPI di Tivoli. Questa notizia è solo un primo passo e sicuramente uno stimolo per tentare di ricostruire la "nostra" storia locale come Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia. (C. Proietti, ultimo aggiornamento 3 feb.2021)


Fronte Russo 1942 - Soldati del contingente italiano.

I due al centro sono di Tivoli: Il secondo da destra è italo Serafini


Trascrizione (1)


Dopo le notizie dello sterminio di 2000 soldati italiani in Russia, nel corso dell'ultima guerra, abbiamo ricevuto dichiarazioni al riguardo dai concittadini Italo Serafini e Valerio Cerreti, che fecero parte di quel corpo di spedizione. Costoro ci hanno potuto affermare perché testimoni oculari, non essere vero quanto detto da taluni che nella zona russa di Leopoli i nostri soldati siano stati trucidati dalle truppe dell'armata rossa. Essi furono, invece, tolti di mezzo dalle truppe motorizzate tedesche, trovandoli d'impaccio mentre tentavano sottrarsi alla accerchiamento dei russi, che stavano chiudendoli  nella sacca del Don. Dal foglio matricolare mostratoci, risulta fra l'altro che il Serafini: "ha partecipato dal 20/7/1941 al 20/9/1942 alle operazioni di guerra contro la Russia con 82° Regg.to Fanteria A. T. Torino". Sul fronte Russo, il 19/XI/1941, gli fu conferita una Croce al valor militare.

Dai due cittadini citati Abbiamo pure appreso che il primo caduto italiano sul fronte russo fu il tiburtino cap. magg. Enrico Mastrantonio, batteria comando del 52° Regg. Art. Div. Torino, colpito all'osservatorio tiri.



(1) Dalla pagina 10 del notiziario Tiburtino anno sconosciuto.


02 febbraio 2021

LA BANDA PASSARIELLO E IL SALVATAGGIO DELLE CENTRALI ELETTRICHE DI SUBIACO SCALELLE E COMUNACQUE

 Sono passati più di settanta anni dagli avvenimenti che vogliamo ricordare. La vicenda si svolge a Subiaco ed è un fatto che riguarda il nonno di un iscritto alla sezione Anpi di Tivoli. Qualche anno fa ricevemmo una semplice indicazione sulle “gesta del nonno che lavorava alla centrale elettrica di Subiaco” durante la seconda guerra mondiale. Un po’ titubanti e perplessi iniziammo la nostra ricerca che ebbe esiti quasi insperati e che, di fatto, era già stata ampiamente raccontata da Alessandro Scafetta (1) nel suo libro di “STORIA SUBLACENSE 1943-1945. Fu così che venimmo a sapere come furono salvate dalla distruzione ben tre centrali elettriche dell’alta Val d’Aniene con il coraggio di alcuni uomini che, nella memoria qui riportata, facevano parte di una “Banda Partigiana” ed è con piacere che la proponiamo alla memoria collettiva. (C. Proietti, aggiornato al 2 febbraio 2021)




Banda Passariello Ottorino 

Componenti: Passariello Andrea - Manni Domenico - Procaccianti Rocco - Cignitti Nazzareno. 

Poco tempo dopo gl'infausti eventi dell'8 Settembre 1943, nella Centrale Elettrica di Subiaco fu posto di guardia un piccolo presidio tedesco al Comando del Tenente Crumert. Gli uomini che si avvicendavano nel servizio, avevano la rigorosa consegna di vigilare e controllare tutto ciò che accadeva nella centrale. Di evitare eventuali atti di sabotaggio e di preordinare la distruzione totale degli impianti in caso di ritirata. Il Passariello prese contatto per tempo con alcuni Patrioti Sublacensi ma l'oculata vigilanza tedesca rendeva impossibile qualsiasi atto di sabotaggio. Restando preclusa l'azione in questo senso, si progettò di impedire ai soldati germanici la distruzione della Centrale, distruzione che avrebbe aggravato sensibilmente la tragica situazione della nostra città. 

Fu notato e osservato che molte casse di esplosivo con relative micce e capsule erano state depositate in un magazzino della Centrale. E d'allora il Passariello coadiuvato da alcuni operai raddoppiò la vigilanza per sondare a fondo le intenzioni dei tedeschi, specialmente dopo che egli era venuto in possesso di un documento importantissimo e tanto più che gli eventi bellici relativamente alla zona di Subiaco sembravano precipitare da un momento all'altro. 

La mattina del 4 giugno 1944 si presentò alla Centrale il Ten. Crumert, il quale, contrariamente alle sue abitudini, invece di impartire gli ordini attraverso il Passariello, si rivolse direttamente all'operaio di servizio Manni Domenico, ordinandogli di cercare e di portare subito lì 4 o 5 muli allo scopo di trasportare alcune casse (come egli testualmente disse) alla Centrale delle "Scalelle", sita a qualche chilometro dalla città e alla Centrale di "Comunacqua" che si trova lungo la mulattiera Jenne-Vallepietra. Il Manni, come da istruzioni già ricevute, prima di eseguire l'ordine impartitogli, andò a riferire tutto al Capo Tecnico Passariello, il quale capita la gravità della situazione, ingiunse al Manni di tornare dal Tenente solo nel tardo pomeriggio, di guardarsi bene dal trovare e dall'indicare dove potessero eventualmente trovarsi i muli, e di scusarsi col dire al Tenente che, data la situazione creatasi in seguito ai bombardamenti, non gli era stato possibile portare quanto gli era stato richiesto. 

Evidentemente i muli dovevano servire a trasportare alcune casse di esplosivo allo scopo di far saltare in aria le due Centrali suddette. Il Tenente Crumert, dato l'incalzare degli eventi, decise di partire e salutò il Capo Tecnico dicendogli che nella Centrale sarebbero rimasti un sergente e tre soldati. 

Ad evitare qualsiasi tragica sorpresa quella sera il Passariello stabilì che gli operai Manni Domenico, Procaccianti Rocco e Cignitti Nazzareno da allora in poi non avrebbero dovuto più allontanarsi dalla Centrale poiché il turno di un uomo per notte, come era stato già stabilito precedentemente, era inadeguato a fronteggiare qualsiasi eventualità. Nonostante il pericolo dei continui bombardamenti a cui era soggetto l'abitato, tutti disciplinatamente eseguirono gli ordini ricevuti. Alle ore 20,00 dello stesso giorno, mentre i militari di guardia si apprestavano a consumare il pasto serale, il Capo Tecnico fornì loro abbondanti e gradite bottiglie di vino locale. Ad ora abbastanza inoltrata, i quattro soldati abbastanza brilli, dopo una breve discussione decisero di tagliare la corda e prima di licenziarsi consegnarono al Capo Tecnico Passariello la chiave del magazzino degli esplosivi pregandolo di passarla ad altri soldati tedeschi che si sarebbero presentati l'indomani mattina. 

Il Passariello prometteva senz'altro di eseguire l'ordine, ma non appena che i soldati tedeschi si allontanarono, il suddetto, coadiuvato dai tre operai di cui sopra e dal figlio Andrea, asportò le casse di esplosivo, capsule e le micce dal magazzino e le fece sotterrare in diversi punti adiacenti alla Centrale. 

Sistemate le cose in tale maniera, per sottrarsi alle eventuali rappresaglie tedesche, i cinque responsabili si allontanarono rapidamente. Qualche tempo dopo giunse sul luogo una squadra di guastatori tedeschi che invano cercarono la chiave e le casse di esplosivo che doveva servire a far saltare in aria la Centrale. Vistisi così ben giocati, i guastatori sfogarono la loro rabbia, lanciando alcune bombe a mano nelle parti più delicate degli impianti, provocando danni facilmente riparabili. 

Il Passariello ha avuto il plauso scritto dall'Ecc. il Vescovo, del primo Sindaco di Subiaco liberata Avv. Francesco Zappalà e l'onore di una citazione da parte del giornale "L'Italia Nuova" del 10.9.1944 per l'opera altamente patriottica da lui svolta. 

Le intenzioni del Comando Tedesco nei riguardi delle Centrali Elettriche di Subiaco, di Scalelle e di Comunacque non furono sospettate solo in seguito all'accantonamento di 50 casse di esplosivo con relativi aggeggi nel magazzino della Centrale di Subiaco, ma furono rilevati chiaramente da una nota che il capo tecnico riuscì a sottrarre furtivamente dalle carte del Tenente Crumert, nota che fu con la massima celerità consegnata "brevi manu" dal suddetto al Dott. Ing. Corbino, Direttore dei servizi della Società Romana di Elettricità. 

E fu proprio in seguito alla visione di questo documento che il capo tecnico prese tutte le misure precauzionali possibili per ridurre al minimo i danni nel caso che l'irreparabile non potesse essere evitato e contemporaneamente egli scelse con oculatezza come collaboratori alcuni suoi operai, insieme con i quali portò a termine la brillante azione che salvò le tre centrali della zona. 

(1) Alessandro Scafetta, STORIA SUBLACENSE 1943-1945 Resistenza: Bande clandestine, convivenze con la guerra, Subiaco, Edizioni Iter, p.16

APPUNTI SULLA ROCCA PIA DI TIVOLI

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