12 dicembre 2020

LA CIRCOLARE N.2 DEL DOTTOR MISSONI - 27 Luglio 1925

 Come abbiamo visto in un post con il titolo: "Il Prefetto di Roma scioglie la sezione della A.N.C. di Tivoli", i fascisti vollero occupare anche fisicamente (in sostanza buttarono fuori i soci non graditi dalla sede di via Palatina che si trovava dinanzi al Caffè CICINELLI e la occuparono) per gestire politicamente la locale sezione dell'Ass.ne Naz.le Combattenti. L'ex Presidente, Ignazio MISSONI, insieme ai collaboratori più stretti, fondò anche a Tivoli (come del resto avvenne in tutta Italia) una locale sezione combattentistica che si chiamava "Associazione Nazionale Combattenti Indipendenti" che non aveva più la sede, non si poteva quindi riunire e alla quale erano stati sequestrati tutti i documenti che gli ex combattenti avevano consegnato ai dirigenti della sezione.

Per comunicare con gli iscritti il dott. MISSONI scriveva della circolari e qui siamo lieti di pubblicare la CIRCOLARE n.2 redatta dal Presidente il 27 luglio 1925 che, come vedremo in altri post, fu mal digerita dai fascisti locali i quali abbastanza inferociti minacciavano continuamente ritorsioni contro il Presidente Missoni. Abbiamo ricevuto la circolare dalla Sig.ra Paola Missoni figlia di Ignazio, che l'ha anche resa pubblica con un commento su un post nella pagina dell'ANPI di Tivoli su Facebook.

Ecco le due pagine della Circolare n.2:

A.N.C.I. Circolare n.2 del 27 luglio 1925 pag.1




A.N.C.I. Circolare n.2 del 27 luglio 1925 pag.2

Ringrazio la Sig.ra Paola Missoni per avermi dato la possibilità di inserire questo tassello importante per la storia delle Associazioni combattentistiche degli anni '20 perché, come si vedrà in seguito, lo scontro tra le due associazioni presenti in città, ma più in generale tra antifascisti e fascisti, si protrarrà nel tempo e la lotta diventerà sempre più aspra.

IL PROCESSO DEL 23 FEBBRAIO AI 13 CONTADINI DI PISONIANO


IL LITTORIO

Anno 1         N.2             Tivoli 1 marzo 1925

La cronaca ai tempi del fascismo

Nella pagina della Cronaca di Tivoli de "IL LITTORIO" troviamo un trafiletto che accenna ad un processo "a 13 comunisti di Tivoli" per un fatto accaduto nell'agosto del 1924: cinquanta contadini di Pisionano avanzavano verso Tivoli cantando Bandiera Rossa. Vennero fermati da un forestale armato di fucile, da un capo manipolo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, carabinieri, il console della 114 Legione e, non poteva mancare, il segretario politico Guglielmo Pollastrini che se c'è da fare il fascista duro e puro non manca mai.

Si cita il nome del pretore, Avv. Antonio VISCO, difensore Avv. Antonio PAPARAZZO, avvocato parte civile Avv. Salvatore MARTIGNETTI che, a meno che non sia una omonimia, si tratta del direttore responsabile de IL LITTORIO.

Quale sia stato il motivo della marcia dei 50 contadini verso Tivoli cantando Bandiera Rossa non lo sappiamo ma possiamo facilmente immaginarlo.


IL LITTORIO 1 marzo 1925


Le notizie di chi avversava o lottava contro il fascismo erano confuse, incomplete e ridotte ai minimi termini. Si fa largo la propaganda.




LINK UTILI

 Link utili per le ricerche. L'elenco è in continuo aggiornamento 








08 dicembre 2020

BOLLETTINO ANPI DEL 1951

Si tratta di una pubblicazione curata dall'ANPI Nazionale e diffusa in tutto il Paese che invita i Partigiani ad iscriversi o a rinnovare la tessera dell'Associazione per l'anno 1951.

Bollettino ANPI 1951 - fronte




Bollettino ANPI 1951 - retro


06 dicembre 2020

L'INTERVENTO DI RODOLFO ANDREOLI AL VII CONGRESSO PROVINCIALE DELLA FEDERAZIONE COMUNISTA DI ROMA

 Nel documento pubblicato si possono rilevare, ovviamente secondo il punto di vista di un membro autorevole del PCI di Tivoli, le condizioni delle alleanze tra i partiti cittadini e quali furono le politiche messe in atto, dai partiti della sinistra, per ribaltare la posizione dominante della Democrazia Cristiana e battere la pratica dell'anticomunismo. Il periodo illustrato dal delegato Rodolfo Andreoli, è precedente al congresso (14-17 gennaio 1960) e fa riferimento alla fine degli anni '50; esattamente dal 1956 al 1959.

Nell'intervento si fa riferimento allo sciopero del 24 febbraio 1959 sul quale sarà interessante cercare notizie e documenti o intervistare operai e sindacalisti che ne furono partecipi. Altro tema trattato e da approfondire è quello che riguarda i "diritti delle acque dell'Aniene" e la "conquista" di alcuni comuni della Valle dell'Aniene dove il dominio della Democrazia Cristiana sembrava incrollabile. Rodolfo Andreoli, chiude il suo intervento citando proprio l'antifascismo. Ringrazio Massimo Prasca per la gentilezza e la disponibilità per la condivisione del documento (aggiornato il 20 marzo 2021 Claudio Proietti)

Da sinistra:
Luciano BERTI (DC), Pietro ARTIBANI (PSI), Rodolfo ANDREOLI (PCI)









I compagni di Tivoli posero un cippo nel luogo dove morì il compagno Andreoli, al pratone sotto Monte Gennaro.  


Chiunque abbia documenti o atti di partito che possano interessare il nostro CENTRO di DOCUMENTAZIONE è invitato a mettersi in contatto: cda.tivoli@gmail.com

05 dicembre 2020

Notizie da Vicovaro e da Montecelio in un articolo su "IL LITTORIO" del 1925


Ingresso del Palazzo Cenci - Bolognetti a Vicovaro


La Rubrica, "Cronaca dei Mandamenti", è inserita nella terza pagina de IL LITTORIO (quindicinale Fascista dell'area tiburtina e sabina), spesso inserito nella stessa pagina della cronaca di Tivoli, che descrive micro-cronache locali dei paesi dell'area intorno a Tivoli. Questo ritaglio di pag 3 del N. 8 riporta tre eventi che si svolgono dal 10 al 15 luglio del 1925 in tre località: Palombara Sabina, Montecelio e Vicovaro.

Queste "cronachette", hanno tantissimi riferimenti sia ai fascisti che erano "in prima linea" che, come nel caso di Montecelio, agli oppositori al Regime.

Quella di Palombara Sabina è una notizia che riguarda il trasferimento di un "magistrato di grande valore" da Palombara a Roma. Una velina infiocchettata di grandi complimenti all'uomo e al giudice cav. avv. Primo GARIGLIO.

Nell'articolo su Montecelio, invece, è riportato il nome del sovversivo Virginio COTTARELLI, un trentenne ex operaio del Campo Sperimentale il quale per motivi non noti aggredisce il farmacista cav. RUSCONI; si genera la reazione di tutta la pletora fascista (dal segretario politico PRETARA al comm. prefettizio cav. BATTISTI, i quali si radunano per organizzare la ricerca del "sovversivo" e la sua cattura. Interessante anche l'accenno al delitto SALVATORI (chi era costui? C'era una connessione con l'A.N.C.?) ed ai "soprusi, violenze e intimidazioni subite dai fascisti locali" [Sic]. 

La cronaca di Vicovaro invece descrive, con una retorica fascista da manuale, l'insediamento del "nuovo consiglio comunale fascista". Ci si trova immersi nel verde, nei fiori e "molteplici drappi nazionali" tra "i ritratti di S.M. e del nostro Duce". Presenti "l'on. LEONARDI Valentino, deputato del nostro collegio" e "l'ispettore di zona del P.N.F. Guglielmo POLLASTRINI" seguiti da una schiera di portaborse e imprenditori in ascesa. Si insediano le 13 camice nere di maggioranza che sosterranno il neo sindaco Ferdinando MEUCCI e gli assessori effettivi SIRTOLI e ANGELUCCI accompagnati dai due supplenti BORELLI e CRIALESI.

La descrizione dell'azione dell'ispettore di zona del Partito, potrebbe essere comica se non fosse drammatica: Pollastrini conferisce al consigliere di minoranza De Santis il distintivo del Fascio e poi scioglie la seduta; anche la minoranza è fascista. 

Il pranzo che seguirà, nel giardino pensile del castello Cenci-Bolognetti, sarà fornito dal trattore DOMINICI e gli ospiti (si citano i nomi dei maggiorenti locali) saranno allietati da musiche allegre e da inni fascisti diretti dal maestro Giuseppe PAGANI. È così che il fascismo consolida il suo potere: giunte monocolori, nere come le camicie indossate, oppositori anch'essi fascisti, la classe imprenditoriale che plaude e segue con attenzione questo potere che si circonda solo di fascisti controllati da delinquenti, come si vedrà negli anni successivi, del calibro di Guglielmo Pollastrini.

In questo ritaglio possiamo facilmente leggere i nomi del Direttore di questo quindicinale: Salvatore Martignetti e del Condirettore, Ulisse Benedetti


Il Littorio Anno I n.8 del 19 luglio 1925 - Ritaglio a pag.3


30 novembre 2020

I Ricordi di Massimo Prasca: 13 anni nel 1943

Premessa: Ho “incontrato” Massimo PRASCA, il ragazzo del ’43, agli inizi di novembre di quest’anno, leggendo un suo commento su Facebook che si riferiva alla esecuzione di Don Buttarazzi avvenuta a Guadagnolo, un piccolo paese in provincia di Roma, il 25 ottobre 1943. Il signor Prasca scriveva, per testimonianza diretta, che quel giorno aveva visto passare per Poli molti soldati tedeschi che, forse impegnati in una attività di rastrellamento, si dirigevano verso Guadagnolo. Nel suo commento citava i nomi di due prigionieri sudafricani, William e Robert che lui e il padre incontrarono un giorno lungo il sentiero che da Poli portava a Guadagnolo. Visti i miei interessi di questo periodo per la ricostruzione dei percorsi e delle vicende dei fuggitivi inglesi dal Campo 54 di Passo Corese ho chiesto al signor Prasca notizie e ricordi su quell'incontro e dai quali si è generata questa memoria. Lo scambio di informazioni sui ricordi del periodo bellico sta continuando con i ricordi sulle vittime di Poli assassinate alle Fosse Ardeatine perché Massimo ha dei parenti diretti che lo legano a quella drammatica vicenda. I racconti poi si allargano, come si può immaginare su decine di altre vicende che “il ragazzo del ’43” ricorda e racconta molto bene. Grazie Massimo.

Memoria di Massimo PRASCA

Le persone ancor oggi attente a quei fatti vanno rarefacendosi come testimoni. Questi sono ormai in  primissima linea anche se all'epoca erano poco più che decenni. E' questo il mio caso (24/09/1930) anche se di quegli anni e di tutto il periodo fascista, dalle elementari a quando finalmente il fascismo cadde, conservo, anche per mia passione, acuti ricordi.  
Mio padre maresciallo maggiore della Regia Marina (Giulio Prasca) appena tornato dalla Cina dove era responsabile della grande stazione radiotelegrafica nel quartiere delle Legazioni a Pechino, ebbe il comando della stazione radio di Ceparana (La Spezia) che seguiva le sorti della flotta dell'Alto Tirreno. Nel giugno 1943, terminai le medie nel Collegio della Missione in Sarzana dove ero interno, tenuto dai Padri di San Vincenzo de Paoli, del clero d'oltralpe, tutti molto freddi nei confronti della situazione politica italiana, come ebbi a scoprire più tardi. 
Terminata la scuola, ci recammo a Poli dove avevamo terreni e casa. Era il paese dove era nata mia madre e  dove ci recavamo sempre l'estate per  lunghi soggiorni. 


Mio padre, che era stato trasferito presso la stazione radio di San Paolo, sull'Ostiense, adiacente alla Basilica, ci avrebbe seguito di lì a poco. Ma tutto in due mesi si svolse in modo così inaspettato ed accelerato. Il 25 luglio colse mio padre ancora a Ceparana e noi a Poli. Nella nostra famiglia fu una grande festa perché la nostra era una famiglia di antifascisti. Il trasferimento di mio padre venne bloccato e quindi rimase a Ceparana sino all'8 settembre 1943, quando, occupata la stazione radio da una colonna corazzata tedesca, ebbe modo, nella notte, di sabotarla insieme ai suoi marinai e sottufficiali, tutti solidali, e di allontanarsene raggiungendoci dopo molte traversie a Poli.

Fu poi ricercato in tutta Italia per questo suo atto di "resistenza" ma riuscì a scamparla. A Poli, intanto, si era insediato, parte in Paese e parte presso Villa Catena, un presidio di militari tedeschi. Quelli stabiliti a Poli erano adibiti al recupero ed alla manutenzione delle armi leggere rinvenute sul fronte di Cassino. Erano un gruppo di armaioli che non disturbati da nessun atto ostile lavoravano tutto il giorno senza dar fastidio a nessuno. Sotto il loro naso, dislocati qua e là nella campagna c'erano dei prigionieri inglesi che venivano alimentati dalle famiglie del posto le quali, forse credendo che identica solidarietà avrebbero ricevuto i loro figli al fronte (molti militari Polesi erano stati impegnati nella campagna di Grecia) nei Balcani dove seguirono le sorti ben conosciute. Voglio raccontarti "come" incontrammo Robert e William.

Novembre 43, i viveri (farina, polenta) scarseggiavano parecchio. Mio padre decise di andare a Guadagnolo per vedere se c’erano contadini che avevano grano da vendere. Organizzammo un gruppo e con due asini ci recammo a Guadagnolo. Quando  partimmo era ancora notte e la strada era piena di neve. Il tempo di una serrata trattativa (il grano era sporchissimo e l'astuzia pastorale dei Guadagnolesi arricchiva i sacchi di bei sassi. Alle nostre rimostranze la risposta era “se non vi sta bene non  lo prendete”. Caricammo sugli asini i due sacchi e cominciammo a scendere verso Poli. Ad una svolta, sullo stradello vedemmo due figure, alte che scendevano anche loro voltandoci le spalle. Li sorpassammo e vidi mio padre che si voltava per scrutarli in volto. Ed improvvisamente esclamò: “Hello William!” Cosa da non credere!

William era un tecnico delle comunicazioni di nascita sudafricana che mio padre aveva conosciuto in Cina nel quartiere delle Legazioni e che frequentava la StazioneRadioItaliana, modernissima, dalla quale inviava messaggi dell'Ambasciata Inglese. Strette di mano, abbracci, commozione. Insieme, William e Robert, si erano sistemati in una casupola di mezza montagna nei  pressi  di Poli in località Cardella, dove li andavamo a trovare spesso io e mio padre. Nessuno sapeva e con nessun altro parlavamo.


Ai primi di aprile del 1944 lasciammo Poli e ci stabilimmo a Roma in Via delle 4 Fontane a causa dell'attentato di Via Rasella, dove nella repressione, alle Fosse Ardeatine perdemmo quattro parenti la cui lapide è sui muri di Poli.

Naturalmente altri mille particolari potrei raccontarti. William  e Robert neanche facemmo in tempo a salutarli. Non abbiamo più saputo che fine abbiano fatta e quale sia stato il loro destino una volta liberati. Auguro a loro con affetto tutta la fortuna di cui avrebbero avuto di li in seguito bisogno. 




Memoria raccolta da Claudio Proietti (Segretario dell'ANPI di Tivoli) il 19 novembre 2020


29 novembre 2020

IL PREFETTO DI ROMA SCIOGLIE LA SEZIONE DELLA A.N.C. DI TIVOLI

 


Siamo nel 1925, tre anni dopo la marcia su Roma, il fascismo governa il Paese ed inizia ad occupare tutti i punti del potere statale fino alle singole associazioni. Il progetto è unico e ambizioso: il fascismo si occuperà di tutto, con le buone o con le cattive, con il dileggio degli avversari o con la loro eliminazione persino fisica come ha già dimostrato circa un anno prima con l'assassinio di Giacomo Matteotti (10 giugno 1924).

A Tivoli, dopo l'uccisione del segretario politico del Fascio di Combattimento Guglielmo Veroli, da parte del segretario comunista della Camera del Lavoro  Dante Corneli, la segreteria politica del Fascio tiburtino sarà gestita da uno dei peggiori fascisti prodotti da quella che ormai si sta profilando come una dittatura: Guglielmo Pollastrini detto Memmo. Per il quale occorrerà spiegare bene la sua ascesa fino al comando di una delle bande più violente della repressione fascista che si costituirono dopo l'otto settembre. Per gli antifascisti romani la "Guardia Armata di Palazzo Braschi", tristemente nota come Banda Bardi-Pollastrini, con sede appunto a Palazzo Braschi, fu una delle più feroci bande fasciste che imperversarono a Roma e che furono gli stessi Tedeschi a smobilitare perché non solo attuavano rapimenti, torture e uccisioni ma, letteralmente, arraffavano tutto quello che poteva avere un valore economico.

Ritaglio della prima pagina de "IL LITTORIO" del 12 aprile 1925.

L'A.N.C. (Associazione Nazionale dei Combattenti) si poneva, anche dal punto di vista statuale, al di sopra dei partiti e quando nelle elezioni politiche della primavera del  1924 ben trenta ex combattenti vennero eletti nella "Lista Nazionale" Mussolini pensò di controllare anche questa struttura. Ma così non fu perché nel giugno del 1924, come abbiamo detto, avvenne l'assassinio di Matteotti ed il capo del fascismo se ne assunse la piena "responsabilità politica, morale e storica" e l'A.N.C. deplorò in modo quasi unanime questo delitto attraverso tutta la stampa di tipo combattentistico. Non solo, al congresso di Assisi (luglio 1924)  ci fu una maggioranza nettamente ostile al fascismo e la sezione di Tivoli, guidata dal dott. Ignazio Missoni ex combattente decorato della Croce di Guerra si schierò apertamente contro il fascismo. Da qui gli attacchi al Dott. Missoni furono incessanti.

La sua posizione politica fece si che i controlli della questura e dei carabinieri aumentarono fino a che, l'otto aprile del 1925, non si arrivò alla notifica del decreto così come è riportato nel documento che presentiamo. Il fascismo tiburtino non fu tenero o tollerante con il dottor Missoni e questo spiega, a nostro avviso, quelle che saranno alcune delle motivazioni che lo porteranno, negli anni successivi, a combattere l'ideologia fascista fino a diventare uno dei principali membri del Comitato di Liberazione Nazionale di Tivoli.

17 ottobre 2020

"S.I.M." COVO DI PRIMULE ROSSE. Un articolo del 1945

 

Dislocazione delle truppe tedesche nel 1940 secondo il S.I.M.

Un ritaglio di giornale del periodico "L'ITALIA LIBERA", organo del Partito d'Azione, ci illustra l'incommensurabile potere dei servizi di intelligence militari sul finire della seconda guerra mondiale. L'articolo è infatti del 17 settembre 1945 e documenta alcune delle azioni messe in atto dai servizi in quel periodo: liberazione di collaborazionisti e di fascisti che sono riusciti a farla franca nonostante la loro compromissione con il regime. L'autore si firma con lo pseudonimo di Fra diavolo.

Da allora il Servizio Informazioni Militari, istituito dal regime fascista il 15 ottobre 1925, lo abbiamo ritrovato, anche di recente, coinvolto in situazioni poco chiare che a volte hanno anche messo a rischio le Istituzioni repubblicane. Chi controlla oggi il SIM? 




02 ottobre 2020

LA PROPOSTA DEL CAV. SEGRÉ DI "DONARE" AGLI OPERAI 100 LIRE DI BUONI DA RESTITUIRE SETTIMANALMENTE [Cartai pt.5]

Insediamento della linea di produzione della Cartiera Segrè nell'attuale
Antiquarium del Tempio di Ercole Vincitore





Il primo anno del nuovo secolo sta per finire, siamo arrivati a novembre del 1900 e il socialista, anarco sindacalista, Eolo Varagnoli racconta di un episodio surreale: la risposta del padronato alla organizzazione operaia della Lega dei Cartai che produce una coscienza di classe sempre più alta e riesce contrastare con il silenzio la proposta del proprietario di una cartiera che prova ad organizzare una conferenza lo stesso giorno di una riunione della Lega e, spalleggiato da un assessore comunale, tenta di ingannare gli operai che erano andati ad ascoltarlo. Un anticipo di 100 Lire sulla paga è spacciato come un "regalo" agli operai purché spendano quei denari nei negozi suggeriti dal padrone e che però restituiscano 6 Lire settimanalmente al generoso Cavaliere (Giuseppe Segrè) padrone della cartiera ed autore del prestito e della proposta. Nessun operaio cade nel tranello e nessuno viene raggirato.
Alcune parole incomprensibili le abbiamo scritte o in rosso o con delle x. Se qualcuno ha dei suggerimenti ben vengano.
Avanti! Sabato 3 novembre 1900


GLI OPERAI CARTAI DI TIVOLI

(Continuazione vedi n. 1386, 1390, 1394)

 

Ho promesso ai lettori fatti palpabili, ed ho narrato già alcuni vergognosi episodi della lotta ingaggiata tra un proletariato che si desta e una decrepita casta baronale rosa dalla mania furente di feroce dominio.
Oggi però la cronaca ha un fatto esilarante da narrare. Udite.
Nello stesso giorno in cui chi scrive sotto una pioggia torrenziale, recavasi a Tivoli, ed ai cartai, liberi dalle loro occupazioni, esponeva i criteri che debbono informare una salda organizzazione operaia, il signor Segré cav. Giuseppe, proprietario, ebbe l'idea felicissima di parodiare la modestissima opera del sottoscritto, e nella stessa ora … invitò i suoi operai ad una conferenza.
Presente, per il necessario turibolo, era il signor Giovanni Benedetti, corrispondente del giornale popolare di Roma ed assessore comunale.
Il xxxxx (perdono!) il conferenziere disse che si sarebbe fatto a brani per gli operai, ed a dimostrazione di ciò offri 100 lire ad ognuno dei suoi ascoltatori che, come si sa, erano pure suoi dipendenti!
Però c'era una piccola clausola da accettare: una sciocchezzuola la cui enunciazione fece grattare la pera agli operai già esitanti.
Le 100 lire, adunque sarebbero state date … in tanti buoni, valevoli per l'acquisto di derrate alimentari presso designati commercianti! … Poi, il munifico donatore avrebbe ritirato, ai beneficati lavoratori, lire sei settimanali, fino alla totale estinzione del … dono! …
Qui, lettore mio, fa quei commenti che vuoi, lo xxxxx.
I maligni di Tivoli (e ce ne son tanti!) osservarono che i commercianti presso i quali gli operai dovevano fare i loro acquisti, avrebbero indubbiamente manifestato la loro gratitudine al signor Segré, mediante, per esempio, la corrisposta di una qualunque percentuale sulle provvigioni esitate.
Ma queste son voci maligne che io mi accingo a smentire recisamente.
Che diavolo! … È tanto buono il signor Segré da giungere persino a fare questi enormi sacrifici, eppoi si ha il coraggio civile di mettere in campo si atroci dubbi … Andate a far del bene a questo mondaccio cane!
Ma … udite ancora.
Il filantropico proprietario, credendo così di combattere efficacemente lo sviluppo, per lui desolante della Lega, e l'opera dei rappresentanti della Camera del lavoro a quella dell'onorevole Bissolati, interpretò il glaciale silenzio dei suoi dipendenti come incondizionata approvazione delle proposte da lui con tanta enfasi lanciate. L'indomani presentò agli operai un registro in cui, firmando, essi avrebbero dichiarato di accettare il … dono con tutte le sue conseguenze!
Ma … — ingratitudine nera — i lavoratori, sempre ostinatamente silenziosi, sfilarono in parata beffardi e scettici dinanzi al registro che giacque negletto ed umiliato sul tavolino del padrone.
Il buon Segré rimase … di stucco! I soliti perversi di Tivoli non si vergognarono di affermare che i dipendenti del pietoso signore si vollero così sottrarre ad un nuovo … pelamento: quello dei bottegai designati dai buoni padronali.
Ma, ripeto, queste voci non furono altro che la espressione di anime ingrate e malvage. 
Eolo Varagnoli.

L'Avanti - sabato 3 novembre 1900

[Cartai pt. 5 continua]


28 settembre 2020

VIOLENZE NELLA CARTIERA DI GIOVANNI MODESTI SULL'OPERAIO GUERRINO SALVATI [Cartai pt.4]

 

Al giornalista dell'Avanti! arriva per lettera il racconto di come venivano trattati i giovani operai se tentavano di sottrarsi agli ordini del padrone: a suon di schiaffoni dopo un turno massacrante di più di 12 ore di lavoro. Queste erano le condizioni dei cartai che però reagirono e, nel tempo, si diedero gli strumenti per opporsi a queste violenze. Le fondazioni delle Leghe di resistenza dei cartai e dei lavoratori della pietra, l'avvio della Camera del Lavoro sono ormai realtà concrete e sono sempre di più gli operai che partecipano alle riunioni e finanziano i progetti. Le stato delle cose si può modificare, insieme, unita, la classe operaia può rivendicare i diritti e avanzare le richieste di miglioramento non solo economico ma anche umano. È lunedì 29 ottobre 1900 e di seguito potete leggere la quarta parte della narrazione di Eolo Varagnoli.
Panorama della città Vecchia quando ancora si alzavano i pennacchi di fumo dalle cartiere

GLI OPERAI CARTAI DI TIVOLI

(Continuazione vedi n. 1386, 1390)


Visto come dicemmo, che a nulla valevano gli sforzi del delegato, i proprietari, degni prosecutori dell’opera dei loro vetusti antenati, iniziarono il fuoco di fila delle sfacciate violenze.

Ma perché resti dimostrato ancora una volta quanto mai gli operai sono miti nelle loro proteste e quanta sofferenza hanno adottato di fronte alle ingiurie ed alle percosse padronali, stimo opportuno riprodurre nella sua integrità una lettera di un buono e semplice lavoratore, che nella sua primitiva ingenuità sente il desiderio di denunziare uno dei tanti fatti di cui quotidianamente sono vittime.

Leggete, amici lettori, e poi ditemi se non vi sale al viso il rossore riflettendo che nella società in cui viviamo sono possibili certe enormezze:

“ … Giorni or sono alla cartiera Modesti avveniva questo bruttissimo fatto che non è dei primi ma che speriamo sia l’ultimo. Un giovane operaio cartaio, socio della nostra lega, certo Guerrino Salvati, dopo aver regolarmente compiuto il suo lungo turno di lavoro, venne chiamato dal padrone della cartiera, signor Giovanni Modesti, il quale intendeva obbligarlo a supplire un operaio mancante, per le susseguenti dodici ore notturne. Il giovanotto giustamente si oppose, adducendo a motivo del rifiuto la stanchezza e l’esaurimento delle forze. Ma a quella risposta il padrone, inviperito, gli menò ripetuti schiaffi. S’interpose, per far cessare la scena brutale, un operaio anziano, ma … ahimé! Anch’egli ebbe due poderosi schiaffi. Ora il giovane, dopo formale verifica del medico, il quale constatò la straordinaria enfiagione delle sue guance, ha sporto formale querela contro il signor Modesti. Vedremo cosa saprà fare la giustizia.”

Questa la tranquilla lettera dell’operaio che mi scrive, il quale, chiudendola, non ha minacce ma dice di sperare nell’opera della giustizia.

Eppoi, signor delegato, venga ad affermare che gli operai inscritti alla Lega di resistenza sono dei sovversivi!

Ma rimane il fatto narrato come documento incancellabile della prepotenza dei padroni di Tivoli, i quali senza ritegno si abbandonano a violenze che nauseano ogni animo onesto.

Perdio! il medio-evo con tutte le sue infamie e le sue turpitudini passò ormai nel dominio della storia, e gli operai cartai, pur mantenendosi strettamente nell’esercizio legale dei loro diritti, intendono por fine per sempre all’impero teocratico di una camarilla che, iniquamente sfruttando, adopra o scudiscio per soggiogare i lavoratori, che fino adesso furono tenuti in conto di schiavi.

Il risveglio è prossimo, o feroci Torquemada, e gli operai sapranno fra breve prendersi la rivincita, contrapponendo alle vostra gesta eroiche la forza suprema dell’organizzazione.

Eolo Varagnoli





Il ritaglio dell'Avanti del 29 ottobre 1900

[Cartai pt. 4 continua]


26 settembre 2020

GLI OPERAI CARTAI DI TIVOLI [Cartai pt.3]

Un altro articolo dell'anarco-sindacalista Eolo Varagnoli che prende a cuore, anche per militanza politica, le vicende e gli sfruttamenti degli operai e delle operaie delle Cartiere di Tivoli. Il taglio dell'articolo è scherzoso, ironico; da una parte prende in giro i padroni dall'altra cerca di coinvolgere la classe operaia tiburtina affinché prenda coscienza della propria misera condizione lavorativa.

Avanti! Giovedì 25 aprile 1900


GLI OPERAI CARTAI DI TIVOLI

(Continuazione venti n. 1396)


Una parte delle Cartiere di Tivoli nei primi anni del novecento


Promisi di parlare delle medievali prodezze dei tirannelli di Tivoli, ma oggi, perché tali prodezze siano sufficientemente illustrate, debbo fare una piccola cronistoria.

Come ai beati tempi del feudalesimo, i padroni delle cartiere, avevan anni or sono costituito delle microscopiche quanto sonnifere associazioni operaie i cui dipendenti, manco a dirlo, eleggevano a presidente il padrone stesso, a segretario il direttore del suo opificio ed a cassiere l’amministratore.

Queste cariche, come le nomine dei senatori, erano vitalizie, e gli aguzzini degli operai, camuffati a filantropi, dispoticamente dettava leggi dentro e fuori gli stabilimenti.

I lavoratori intanto, subivano le conseguenze di questa sfacciata coalizione padronale, e le loro paghe come le ore di lavoro rimasero sempre quali erano in illo tempore, e cioè: salario che varia da L. 1,45 alle 2,50, salvo per i capi operai il cui compenso giunge fino alle lire 8, dodici ore di fatica e … la sfera e gli schiaffi per giunta!

Qui però, sarei indotto a fare una descrizione degli antri in cui si svolge l’attività del disgraziato operaio cartaio, dovrei rilevare l’enorme danno che subisce la sua salute dal lavorare continuamente giorno e notte, in orribili caverne, dove l’acqua trasuda da per tutto, ove, per conseguenza, l’umidità penetra fin nelle ossa, dovrei insomma addentrarmi in una penosa descrizione, la quale, se farebbe fremere di sdegno o di orrore ogni anima onesta, dall’altro canto farebbe crollare le spalle ai tirannelli del paxxx come al racconto di una cosa più che naturale. Non lo faccio dunque, ed anziché addentrarmi in un terreno in cui la rettorica potesse far capolino, preferisco l’arida narrazione dei fatti nudi e crudi.

Accortisi finalmente della turlupinatura di cui fino ad ora furono vittime, i cartai pensarono di costituirsi in lega di resistenza e sezione della Camera del lavoro, ed a tale scopo invitarono l’onorevole Bissolati a presenziare una loro riunione preparatoria.

Apriti cielo! … Non l’avessero mai fatto. I padroni si dettero affannosamente d’attorno da un lato, mentre il delegato compiva, o meglio tentava compiere dal canto suo, l’opera di dissolvimento.

Bissolati! La Camera del lavoro! Ma siete pazzi! Tutti anarchici, capite? Per carità … fuggiteli come la peste!

Ecco, vedete - soggiungeva il funzionario facendosi anche cortese ai più influenti operai - perché avete intitolato la vostra associazione Lega di resistenza? E non era meglio intitolarla Associazione di miglioramento? Eppoi quel Bissolati … quella Camera benedetta! …  Vedete se a me - seguitava con voce melliflua il funzionario - se a me diceste i vostri desiderati, io d’accordo con l’onorevole Alfredo Baccelli otterrei tutto ciò che volete … Baccelli! Quello si che è una perla; ma Bissolati, la Camera del lavoro … tutti anarchici pericolosi!

E così di questo passo per un bel pezzo, quando …

Il quando tra poco.

                                        Eolo Varagnoli






[Cartai pt. 3 continua]


APPUNTI SULLA ROCCA PIA DI TIVOLI

La Rocca Pia a Tivoli con gli archi dell'acquedotto Rivellese, le mura della città, il campanile di S. Maria Maggiore e, sullo  sfondo, ...

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