Siamo nel 1925, tre anni dopo la marcia su Roma, il fascismo governa il Paese ed inizia ad occupare tutti i punti del potere statale fino alle singole associazioni. Il progetto è unico e ambizioso: il fascismo si occuperà di tutto, con le buone o con le cattive, con il dileggio degli avversari o con la loro eliminazione persino fisica come ha già dimostrato circa un anno prima con l'assassinio di Giacomo Matteotti (10 giugno 1924).
A Tivoli, dopo l'uccisione del segretario politico del Fascio di Combattimento Guglielmo Veroli, da parte del segretario comunista della Camera del Lavoro Dante Corneli, la segreteria politica del Fascio tiburtino sarà gestita da uno dei peggiori fascisti prodotti da quella che ormai si sta profilando come una dittatura: Guglielmo Pollastrini detto Memmo. Per il quale occorrerà spiegare bene la sua ascesa fino al comando di una delle bande più violente della repressione fascista che si costituirono dopo l'otto settembre. Per gli antifascisti romani la "Guardia Armata di Palazzo Braschi", tristemente nota come Banda Bardi-Pollastrini, con sede appunto a Palazzo Braschi, fu una delle più feroci bande fasciste che imperversarono a Roma e che furono gli stessi Tedeschi a smobilitare perché non solo attuavano rapimenti, torture e uccisioni ma, letteralmente, arraffavano tutto quello che poteva avere un valore economico.
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Ritaglio della prima pagina de "IL LITTORIO" del 12 aprile 1925.
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L'A.N.C. (
Associazione Nazionale dei Combattenti) si poneva, anche dal punto di vista statuale, al di sopra dei partiti e quando nelle elezioni politiche della primavera del 1924 ben trenta ex combattenti vennero eletti nella "Lista Nazionale" Mussolini pensò di controllare anche questa struttura. Ma così non fu perché nel giugno del 1924, come abbiamo detto, avvenne l'assassinio di Matteotti ed il capo del fascismo se ne assunse la piena "responsabilità politica, morale e storica" e l'A.N.C. deplorò in modo quasi unanime questo delitto attraverso tutta la stampa di tipo combattentistico. Non solo, al congresso di Assisi (luglio 1924) ci fu una maggioranza nettamente ostile al fascismo e la sezione di Tivoli, guidata dal dott. Ignazio Missoni ex combattente decorato della Croce di Guerra si schierò apertamente contro il fascismo. Da qui gli attacchi al Dott. Missoni furono incessanti.
La sua posizione politica fece si che i controlli della questura e dei carabinieri aumentarono fino a che, l'otto aprile del 1925, non si arrivò alla notifica del decreto così come è riportato nel documento che presentiamo. Il fascismo tiburtino non fu tenero o tollerante con il dottor Missoni e questo spiega, a nostro avviso, quelle che saranno alcune delle motivazioni che lo porteranno, negli anni successivi, a combattere l'ideologia fascista fino a diventare uno dei principali membri del Comitato di Liberazione Nazionale di Tivoli.
Non condivido l'epilogo, non fu l'atteggiamento del fascismo nei suoi confronti la motivazione delle sue scelte politiche. Mio padre fu un repubblicano ed è rimasto fedele per tutta la vita all'ideologia mazziniana.
RispondiEliminaÈ una delle motivazioni, non è l’unica.
RispondiElimina“e questo spiega, a nostro avviso, quelle che saranno alcune delle motivazioni che lo porteranno, negli anni successivi, a combattere l'ideologia fascista ...”