30 novembre 2020

I Ricordi di Massimo Prasca: 13 anni nel 1943

Premessa: Ho “incontrato” Massimo PRASCA, il ragazzo del ’43, agli inizi di novembre di quest’anno, leggendo un suo commento su Facebook che si riferiva alla esecuzione di Don Buttarazzi avvenuta a Guadagnolo, un piccolo paese in provincia di Roma, il 25 ottobre 1943. Il signor Prasca scriveva, per testimonianza diretta, che quel giorno aveva visto passare per Poli molti soldati tedeschi che, forse impegnati in una attività di rastrellamento, si dirigevano verso Guadagnolo. Nel suo commento citava i nomi di due prigionieri sudafricani, William e Robert che lui e il padre incontrarono un giorno lungo il sentiero che da Poli portava a Guadagnolo. Visti i miei interessi di questo periodo per la ricostruzione dei percorsi e delle vicende dei fuggitivi inglesi dal Campo 54 di Passo Corese ho chiesto al signor Prasca notizie e ricordi su quell'incontro e dai quali si è generata questa memoria. Lo scambio di informazioni sui ricordi del periodo bellico sta continuando con i ricordi sulle vittime di Poli assassinate alle Fosse Ardeatine perché Massimo ha dei parenti diretti che lo legano a quella drammatica vicenda. I racconti poi si allargano, come si può immaginare su decine di altre vicende che “il ragazzo del ’43” ricorda e racconta molto bene. Grazie Massimo.

Memoria di Massimo PRASCA

Le persone ancor oggi attente a quei fatti vanno rarefacendosi come testimoni. Questi sono ormai in  primissima linea anche se all'epoca erano poco più che decenni. E' questo il mio caso (24/09/1930) anche se di quegli anni e di tutto il periodo fascista, dalle elementari a quando finalmente il fascismo cadde, conservo, anche per mia passione, acuti ricordi.  
Mio padre maresciallo maggiore della Regia Marina (Giulio Prasca) appena tornato dalla Cina dove era responsabile della grande stazione radiotelegrafica nel quartiere delle Legazioni a Pechino, ebbe il comando della stazione radio di Ceparana (La Spezia) che seguiva le sorti della flotta dell'Alto Tirreno. Nel giugno 1943, terminai le medie nel Collegio della Missione in Sarzana dove ero interno, tenuto dai Padri di San Vincenzo de Paoli, del clero d'oltralpe, tutti molto freddi nei confronti della situazione politica italiana, come ebbi a scoprire più tardi. 
Terminata la scuola, ci recammo a Poli dove avevamo terreni e casa. Era il paese dove era nata mia madre e  dove ci recavamo sempre l'estate per  lunghi soggiorni. 


Mio padre, che era stato trasferito presso la stazione radio di San Paolo, sull'Ostiense, adiacente alla Basilica, ci avrebbe seguito di lì a poco. Ma tutto in due mesi si svolse in modo così inaspettato ed accelerato. Il 25 luglio colse mio padre ancora a Ceparana e noi a Poli. Nella nostra famiglia fu una grande festa perché la nostra era una famiglia di antifascisti. Il trasferimento di mio padre venne bloccato e quindi rimase a Ceparana sino all'8 settembre 1943, quando, occupata la stazione radio da una colonna corazzata tedesca, ebbe modo, nella notte, di sabotarla insieme ai suoi marinai e sottufficiali, tutti solidali, e di allontanarsene raggiungendoci dopo molte traversie a Poli.

Fu poi ricercato in tutta Italia per questo suo atto di "resistenza" ma riuscì a scamparla. A Poli, intanto, si era insediato, parte in Paese e parte presso Villa Catena, un presidio di militari tedeschi. Quelli stabiliti a Poli erano adibiti al recupero ed alla manutenzione delle armi leggere rinvenute sul fronte di Cassino. Erano un gruppo di armaioli che non disturbati da nessun atto ostile lavoravano tutto il giorno senza dar fastidio a nessuno. Sotto il loro naso, dislocati qua e là nella campagna c'erano dei prigionieri inglesi che venivano alimentati dalle famiglie del posto le quali, forse credendo che identica solidarietà avrebbero ricevuto i loro figli al fronte (molti militari Polesi erano stati impegnati nella campagna di Grecia) nei Balcani dove seguirono le sorti ben conosciute. Voglio raccontarti "come" incontrammo Robert e William.

Novembre 43, i viveri (farina, polenta) scarseggiavano parecchio. Mio padre decise di andare a Guadagnolo per vedere se c’erano contadini che avevano grano da vendere. Organizzammo un gruppo e con due asini ci recammo a Guadagnolo. Quando  partimmo era ancora notte e la strada era piena di neve. Il tempo di una serrata trattativa (il grano era sporchissimo e l'astuzia pastorale dei Guadagnolesi arricchiva i sacchi di bei sassi. Alle nostre rimostranze la risposta era “se non vi sta bene non  lo prendete”. Caricammo sugli asini i due sacchi e cominciammo a scendere verso Poli. Ad una svolta, sullo stradello vedemmo due figure, alte che scendevano anche loro voltandoci le spalle. Li sorpassammo e vidi mio padre che si voltava per scrutarli in volto. Ed improvvisamente esclamò: “Hello William!” Cosa da non credere!

William era un tecnico delle comunicazioni di nascita sudafricana che mio padre aveva conosciuto in Cina nel quartiere delle Legazioni e che frequentava la StazioneRadioItaliana, modernissima, dalla quale inviava messaggi dell'Ambasciata Inglese. Strette di mano, abbracci, commozione. Insieme, William e Robert, si erano sistemati in una casupola di mezza montagna nei  pressi  di Poli in località Cardella, dove li andavamo a trovare spesso io e mio padre. Nessuno sapeva e con nessun altro parlavamo.


Ai primi di aprile del 1944 lasciammo Poli e ci stabilimmo a Roma in Via delle 4 Fontane a causa dell'attentato di Via Rasella, dove nella repressione, alle Fosse Ardeatine perdemmo quattro parenti la cui lapide è sui muri di Poli.

Naturalmente altri mille particolari potrei raccontarti. William  e Robert neanche facemmo in tempo a salutarli. Non abbiamo più saputo che fine abbiano fatta e quale sia stato il loro destino una volta liberati. Auguro a loro con affetto tutta la fortuna di cui avrebbero avuto di li in seguito bisogno. 




Memoria raccolta da Claudio Proietti (Segretario dell'ANPI di Tivoli) il 19 novembre 2020


29 novembre 2020

IL PREFETTO DI ROMA SCIOGLIE LA SEZIONE DELLA A.N.C. DI TIVOLI

 


Siamo nel 1925, tre anni dopo la marcia su Roma, il fascismo governa il Paese ed inizia ad occupare tutti i punti del potere statale fino alle singole associazioni. Il progetto è unico e ambizioso: il fascismo si occuperà di tutto, con le buone o con le cattive, con il dileggio degli avversari o con la loro eliminazione persino fisica come ha già dimostrato circa un anno prima con l'assassinio di Giacomo Matteotti (10 giugno 1924).

A Tivoli, dopo l'uccisione del segretario politico del Fascio di Combattimento Guglielmo Veroli, da parte del segretario comunista della Camera del Lavoro  Dante Corneli, la segreteria politica del Fascio tiburtino sarà gestita da uno dei peggiori fascisti prodotti da quella che ormai si sta profilando come una dittatura: Guglielmo Pollastrini detto Memmo. Per il quale occorrerà spiegare bene la sua ascesa fino al comando di una delle bande più violente della repressione fascista che si costituirono dopo l'otto settembre. Per gli antifascisti romani la "Guardia Armata di Palazzo Braschi", tristemente nota come Banda Bardi-Pollastrini, con sede appunto a Palazzo Braschi, fu una delle più feroci bande fasciste che imperversarono a Roma e che furono gli stessi Tedeschi a smobilitare perché non solo attuavano rapimenti, torture e uccisioni ma, letteralmente, arraffavano tutto quello che poteva avere un valore economico.

Ritaglio della prima pagina de "IL LITTORIO" del 12 aprile 1925.

L'A.N.C. (Associazione Nazionale dei Combattenti) si poneva, anche dal punto di vista statuale, al di sopra dei partiti e quando nelle elezioni politiche della primavera del  1924 ben trenta ex combattenti vennero eletti nella "Lista Nazionale" Mussolini pensò di controllare anche questa struttura. Ma così non fu perché nel giugno del 1924, come abbiamo detto, avvenne l'assassinio di Matteotti ed il capo del fascismo se ne assunse la piena "responsabilità politica, morale e storica" e l'A.N.C. deplorò in modo quasi unanime questo delitto attraverso tutta la stampa di tipo combattentistico. Non solo, al congresso di Assisi (luglio 1924)  ci fu una maggioranza nettamente ostile al fascismo e la sezione di Tivoli, guidata dal dott. Ignazio Missoni ex combattente decorato della Croce di Guerra si schierò apertamente contro il fascismo. Da qui gli attacchi al Dott. Missoni furono incessanti.

La sua posizione politica fece si che i controlli della questura e dei carabinieri aumentarono fino a che, l'otto aprile del 1925, non si arrivò alla notifica del decreto così come è riportato nel documento che presentiamo. Il fascismo tiburtino non fu tenero o tollerante con il dottor Missoni e questo spiega, a nostro avviso, quelle che saranno alcune delle motivazioni che lo porteranno, negli anni successivi, a combattere l'ideologia fascista fino a diventare uno dei principali membri del Comitato di Liberazione Nazionale di Tivoli.

APPUNTI SULLA ROCCA PIA DI TIVOLI

La Rocca Pia a Tivoli con gli archi dell'acquedotto Rivellese, le mura della città, il campanile di S. Maria Maggiore e, sullo  sfondo, ...

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