Il 24 aprile del 2002 i gruppi politici di opposizione alla Provincia di Roma PRC, DS, Margherita, PdCI, Verdi, Gruppo Misto, organizzarono il convegno GIUSTIZIA NEGATA a Palazzo Valentini al quale parteciparono giornalisti, presidenti di associazioni combattentistiche e di familiari delle vittime delle stragi, politici e storici.
Ho trascritto l'intervento del Comandante Massimo Rendina che partecipò come Presidente dell'ANPI di Roma perché ritengo sia una memoria rara che traccia un suo personale punto di vista sulla "Guerra Civile" e sul compito futuro per le nuove generazioni. (C. Proietti, aggiornato al 10 febbraio 2021)
Intervento di Massimo Rendina, Presidente dell’ANPI di Roma
Pochissime parole per dire solamente questo: io rappresento i Partigiani, ma non solo, se mi consentite, perché mi sento a pieno titolo nella famiglia dei Martiri e dei loro familiari poiché il fratello di mio padre, ufficiale di artiglieria, fu torturato in via Tasso e ucciso alle Fosse Ardeatine. Quindi sono qui in questa duplice veste e sono qui per ringraziarvi. Con molti di voi ci conosciamo bene, ci guardiamo negli occhi, siamo insieme in questa battaglia che dobbiamo condurre.
Si tratta di una battaglia di verità e credo che oggi questa giornata sia significativa in maniera particolare, non solo per l'argomento che è straordinario e che ci prende nella commozione, ma anche perché domani sarà il 25 aprile, giorno in cui insorsero le grandi città del Nord contro l'occupazione nazifascista.
Quale significato dare a quella giornata che si riflette oggi nel nostro incontro? Il significato della ribellione non solo armata, ma anche per una ragione di coscienza; è tale è ancora oggi, in quanto dobbiamo ancora dare contenuto alla libertà. Lo abbiamo dato con la Repubblica, però non interamente nel momento in cui c'è ancora da scoprire qualcosa davvero importante, e voi l'avete dato l’avvio a queste ricerche poiché, di fronte ad una società che vive di menzogne e di ipocrisie (parlo della società politica che si è riunita attorno al Presidente del Consiglio), ebbene essa va smascherata.
Credo che la nostra azione sia di testimonianza e di impegno per la verità perché noi la esigiamo anche a nome di questi nostri caduti, completamente ignorati. Lo facciamo anche per quei bambini di Sant'Anna di Stazzema trucidati dai fascisti con l’elmo dei tedeschi, la divisa dei fascisti italiani e i fazzoletti in faccia per non farsi riconoscere. E i giovanotti che si Mascherano come quelli di ieri sera al Teatro del Vascello ci ricordano proprio quei fascisti che guidavano le SS a Sant'Anna di Stazzema. Ecco lo stemma di questa gente.
Dobbiamo togliere quei fazzoletti e voi state proprio impegnandovi a questo. Noi vi siamo grati e vi aiuteremo proprio perché è un dovere morale inderogabile, come se non potessimo vivere se non per questo, altrimenti tradiremmo quel patrimonio dello Stato, del nostro Stato, della nostra nazione, di noi stessi che è la memoria storica condivisa.
Questo patrimonio vogliono in qualche modo togliercelo, anche con il revisionismo e con queste manifestazioni dissennate e violente.
Una sola cosa per quanto riguarda la guerra civile: per quale motivo pensate che oggi si ritorna a parlare di guerra civile? In vero, una guerra civile non c'è stata, perché da una parte c'erano coloro che bene o male si individuavano in uno stato legalitario rappresentato dal governo italiano del Sud, dall'altra c'era un governo fantoccio al servizio del nazismo. Non si può quindi parlare di una divisione tra italiani, anche se qualcuno usa in modo improprio, oppure per comodità storica di scrittura, il termine "guerra civile". Perché la si vuole riportare così, come fatto acquisito? Perché in questo modo gli uni e gli altri avrebbero combattuto per la Patria, avrebbero combattuto con uguale sentimento e a tutti andrebbe riconosciuto lo stesso onore, tant'è vero che è giacente in Parlamento la proposta di estendere anche ai fascisti questa strana decorazione (forse di cavalierato, non so bene di che cosa) la quale, con tutta franchezza e con il rispetto che ho per il Capo dello Stato, non porta a nulla.
Ho scritto come cittadino al Presidente della Repubblica comunicandogli che il giorno in cui avessero dato questa medaglia o questo riconoscimento ai Partigiani e contemporaneamente ai fascisti si sarebbe trovato in piazza solo con i fascisti perché i Partigiani non ci sarebbero andati.
Con questa dichiarazione vi dico soltanto che c'è un'intima connessione tra la guerra partigiana e le stragi. l'ultimo segno della guerra è stata una strage: era stata già firmata la pace a Caserta il 4 maggio e nei giorni successivi ci furono due stragi tremende, una compiuta dalle SS e l'altra da 40.000 tra cosacchi e mongoli, agli ordini del generale Lazlov, che aveva costituito un reparto di sostegno i nazisti e dovevano essere premiati in Carnia con una repubblica chiamata Kosachenland. Era già stato deciso tutto questo e compirono una strage orrenda. Fortunatamente (io non odio nessuno) il generale Lazlov fu consegnato a Stalin e due anni dopo fucilato a Mosca. Questo generale, che era stato eroe dell'Unione Sovietica, si era consegnato ai tedeschi ed era passato al loro servizio.
Vedete quanto è difficile rievocare la storia, quante cose non si sanno. C'è bisogno di verità, ma soprattutto di rivisitare la storia per ridare a noi la fiducia in nome di quei morti ignorati e che non vogliamo siano più tali. Non vogliamo perseguitare nessuno, per carità, ma chiediamo che i colpevoli vengano alla luce e che si sappia chi, come e perché ha nascosto queste cose perché di fronte a queste cose non è valida alcuna ragione di Stato! Si tratta di ignominie politiche e storiche che vanno ricordate e portate avanti dalle nuove generazioni.
(Trascritto il 10 febbraio 2021)
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