Sono passati più di settanta anni dagli avvenimenti che vogliamo ricordare. La vicenda si svolge a Subiaco ed è un fatto che riguarda il nonno di un iscritto alla sezione Anpi di Tivoli. Qualche anno fa ricevemmo una semplice indicazione sulle “gesta del nonno che lavorava alla centrale elettrica di Subiaco” durante la seconda guerra mondiale. Un po’ titubanti e perplessi iniziammo la nostra ricerca che ebbe esiti quasi insperati e che, di fatto, era già stata ampiamente raccontata da Alessandro Scafetta (1) nel suo libro di “STORIA SUBLACENSE 1943-1945. Fu così che venimmo a sapere come furono salvate dalla distruzione ben tre centrali elettriche dell’alta Val d’Aniene con il coraggio di alcuni uomini che, nella memoria qui riportata, facevano parte di una “Banda Partigiana” ed è con piacere che la proponiamo alla memoria collettiva. (C. Proietti, aggiornato al 2 febbraio 2021)
Banda Passariello Ottorino
Componenti: Passariello Andrea - Manni Domenico - Procaccianti Rocco - Cignitti Nazzareno.
Poco tempo dopo gl'infausti eventi dell'8 Settembre 1943, nella Centrale Elettrica di Subiaco fu posto di guardia un piccolo presidio tedesco al Comando del Tenente Crumert. Gli uomini che si avvicendavano nel servizio, avevano la rigorosa consegna di vigilare e controllare tutto ciò che accadeva nella centrale. Di evitare eventuali atti di sabotaggio e di preordinare la distruzione totale degli impianti in caso di ritirata. Il Passariello prese contatto per tempo con alcuni Patrioti Sublacensi ma l'oculata vigilanza tedesca rendeva impossibile qualsiasi atto di sabotaggio. Restando preclusa l'azione in questo senso, si progettò di impedire ai soldati germanici la distruzione della Centrale, distruzione che avrebbe aggravato sensibilmente la tragica situazione della nostra città.
Fu notato e osservato che molte casse di esplosivo con relative micce e capsule erano state depositate in un magazzino della Centrale. E d'allora il Passariello coadiuvato da alcuni operai raddoppiò la vigilanza per sondare a fondo le intenzioni dei tedeschi, specialmente dopo che egli era venuto in possesso di un documento importantissimo e tanto più che gli eventi bellici relativamente alla zona di Subiaco sembravano precipitare da un momento all'altro.
La mattina del 4 giugno 1944 si presentò alla Centrale il Ten. Crumert, il quale, contrariamente alle sue abitudini, invece di impartire gli ordini attraverso il Passariello, si rivolse direttamente all'operaio di servizio Manni Domenico, ordinandogli di cercare e di portare subito lì 4 o 5 muli allo scopo di trasportare alcune casse (come egli testualmente disse) alla Centrale delle "Scalelle", sita a qualche chilometro dalla città e alla Centrale di "Comunacqua" che si trova lungo la mulattiera Jenne-Vallepietra. Il Manni, come da istruzioni già ricevute, prima di eseguire l'ordine impartitogli, andò a riferire tutto al Capo Tecnico Passariello, il quale capita la gravità della situazione, ingiunse al Manni di tornare dal Tenente solo nel tardo pomeriggio, di guardarsi bene dal trovare e dall'indicare dove potessero eventualmente trovarsi i muli, e di scusarsi col dire al Tenente che, data la situazione creatasi in seguito ai bombardamenti, non gli era stato possibile portare quanto gli era stato richiesto.
Evidentemente i muli dovevano servire a trasportare alcune casse di esplosivo allo scopo di far saltare in aria le due Centrali suddette. Il Tenente Crumert, dato l'incalzare degli eventi, decise di partire e salutò il Capo Tecnico dicendogli che nella Centrale sarebbero rimasti un sergente e tre soldati.
Ad evitare qualsiasi tragica sorpresa quella sera il Passariello stabilì che gli operai Manni Domenico, Procaccianti Rocco e Cignitti Nazzareno da allora in poi non avrebbero dovuto più allontanarsi dalla Centrale poiché il turno di un uomo per notte, come era stato già stabilito precedentemente, era inadeguato a fronteggiare qualsiasi eventualità. Nonostante il pericolo dei continui bombardamenti a cui era soggetto l'abitato, tutti disciplinatamente eseguirono gli ordini ricevuti. Alle ore 20,00 dello stesso giorno, mentre i militari di guardia si apprestavano a consumare il pasto serale, il Capo Tecnico fornì loro abbondanti e gradite bottiglie di vino locale. Ad ora abbastanza inoltrata, i quattro soldati abbastanza brilli, dopo una breve discussione decisero di tagliare la corda e prima di licenziarsi consegnarono al Capo Tecnico Passariello la chiave del magazzino degli esplosivi pregandolo di passarla ad altri soldati tedeschi che si sarebbero presentati l'indomani mattina.
Il Passariello prometteva senz'altro di eseguire l'ordine, ma non appena che i soldati tedeschi si allontanarono, il suddetto, coadiuvato dai tre operai di cui sopra e dal figlio Andrea, asportò le casse di esplosivo, capsule e le micce dal magazzino e le fece sotterrare in diversi punti adiacenti alla Centrale.
Sistemate le cose in tale maniera, per sottrarsi alle eventuali rappresaglie tedesche, i cinque responsabili si allontanarono rapidamente. Qualche tempo dopo giunse sul luogo una squadra di guastatori tedeschi che invano cercarono la chiave e le casse di esplosivo che doveva servire a far saltare in aria la Centrale. Vistisi così ben giocati, i guastatori sfogarono la loro rabbia, lanciando alcune bombe a mano nelle parti più delicate degli impianti, provocando danni facilmente riparabili.
Il Passariello ha avuto il plauso scritto dall'Ecc. il Vescovo, del primo Sindaco di Subiaco liberata Avv. Francesco Zappalà e l'onore di una citazione da parte del giornale "L'Italia Nuova" del 10.9.1944 per l'opera altamente patriottica da lui svolta.
Le intenzioni del Comando Tedesco nei riguardi delle Centrali Elettriche di Subiaco, di Scalelle e di Comunacque non furono sospettate solo in seguito all'accantonamento di 50 casse di esplosivo con relativi aggeggi nel magazzino della Centrale di Subiaco, ma furono rilevati chiaramente da una nota che il capo tecnico riuscì a sottrarre furtivamente dalle carte del Tenente Crumert, nota che fu con la massima celerità consegnata "brevi manu" dal suddetto al Dott. Ing. Corbino, Direttore dei servizi della Società Romana di Elettricità.
E fu proprio in seguito alla visione di questo documento che il capo tecnico prese tutte le misure precauzionali possibili per ridurre al minimo i danni nel caso che l'irreparabile non potesse essere evitato e contemporaneamente egli scelse con oculatezza come collaboratori alcuni suoi operai, insieme con i quali portò a termine la brillante azione che salvò le tre centrali della zona.
(1) Alessandro Scafetta, STORIA SUBLACENSE 1943-1945 Resistenza: Bande clandestine, convivenze con la guerra, Subiaco, Edizioni Iter, p.16

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